Dietro le Quarte

BIO, KASHER, HALAL. Nella regola alimentare la scelta di uno dei cammini possibili

BIO, KASHER, HALAL. Nella regola alimentare la scelta di uno dei cammini possibili
settembre 15
12:50 2015
[fonte dell’immagine in evidenza: Morguefile.com]
 

C’è un libro che parla di certificazioni, tutela e disciplina. Un libro scritto da un’economista, Elena Toselli, che al Ministero dello Sviluppo Economico offre le sue competenze per favorire la presenza delle imprese italiane nei mercati esteri. Un libro importante, aggiornato, indispensabile per i professionisti.

Questo libro però parla di cibo. Di cibo destinato a persone molto attente – per motivi religiosi o scelte di vita – al gesto dell’alimentarsi, non certo semplice necessità di sopravvivenza. Il cibo in questione è infatti il Kasher del popolo ebraico, l’Halāl degli islamici, il biologico e biodinamico di chi è particolarmente interessato alla tutela dell’ambiente e ai processi produttivi il più possibile vicini a quanto la natura ha stabilito prima di noi.

Questo comporta – e motiviamo così il “però” di qualche riga sopra – che un lavoro nato in seno alla Pubblica Amministrazione con intento da un lato promozionale e dall’altro di tutela, verifica e certificazione della qualità del Made in Italy agroalimentare sia inevitabilmente, e felicemente, arrivato a toccare – negli uffici preposti e oggi in queste pagine – l’interesse  di chiunque sia sensibile alla tematica dello scambio interculturale.

Cosa, più del cibo – ciò che decidiamo di assumere, ingerire perché diventi parte del nostro corpo – può toccare le corde intime della nostra essenza? Anche, ahinoi, gli esempi di intolleranza o certi semplicistici commenti davanti a mense diverse ci dimostrano la pregnanza del tema da un punto di vista sociale.

Dunque questo libro, “Le diversità convergenti. Guida alla certificazioni alimentari kasher, halāl e di produzione bologica” recentemente uscito per la nostra collana di Economia & Management, anche grazie alla scorrevolezza della scrittura, davvero piacevole, soddisfa molto adeguatamente curiosità o interessi relativi sia alle prescrizioni religiose in materia di alimentazione (molti si stupiranno nello scoprire quanto dettagliate possono essere!) che allo stato dell’arte della legislazione che regola la produzione biologica e ai criteri che la definiscono tale.

Non solo: è interessante notare – e il testo ne dà ampia trattazione – come la filosofia che fa da substrato a tutte e tre le certificazioni (e quindi a molte delle riflessioni che dettano le regole alimentari) sia la stessa: “tutela della salute dell’individuo, protezione del patrimonio naturale inteso quale dono ricevuto da tramandare alle future generazioni, ricorso a modelli di produzione e consumo responsabili ed etici, persino il principio dell’utilizzo nel luogo più prossimo a quello della produzione” come spiega l’autrice nell’interessante Premessa.

Ancor più dettagliatamente si spiegano le affinità in un breve paragrafo che introduce la trattazione del sistema di produzione biologico: “Adottando un approccio di ampio respiro – spiega Elena Toselli – emergono alcuni tratti comuni alle tre certificazioni che rendono possibile, con i dovuti distinguo, inserirle in un disegno coerente a sostegno delle produzioni alimentari italiane.

Tutela del patrimonio ambientale, ricorso a metodi di coltivazione e di allevamento non intensivi, ricerca della salubrità, della qualità, della naturalità degli alimenti sono, infatti, gli aspetti chiave di tutti e tre gli strumenti considerati. La certificazione di produzione biologica è priva della componente religiosa, aspetto certamente non trascurabile, ma fondata anch’essa sul sano e consapevole approccio all’alimentazione, sulla ricerca dell’eccellenza qualitativa e sull’instaurazione di un rapporto equilibrato e rispettoso con l’ambiente e con il patrimonio naturale; una sorta, dunque, di tensione laica verso l’infinito e di aspirazione all’equilibrio universale.”

Facile rilevare dunque che se si parla di certificazione di un prodotto destinato all’alimentazione – pur non occupandosi qua della qualità intrinseca del prodotto stesso ma della metodologia della sua produzione, o allevamento, e delle condotte operate fino al suo arrivo sui nostri piatti – pur trattando questi temi “tecnici” si diceva, è chiaro che si vanno a toccare le corde sensibili delle scelte di vita più profonde e non in ultimo dei sentimenti.

L’interesse culturale – particolarmente di quella cultura che oggi è più necessario arricchire per l’occasione di convivenza di popoli diversi su territorio a molti straniero – è soddisfatto in quei capitoli che trattano somiglianze e differenze nei dettami di Islam ed Ebraismo oppure, per  fare solo un altro esempio, nella storia delle origini del metodo biologico. Anche le più amene curiosità trovano risposta: ad esempio, potrà un musulmano mangiare l’upupa? (Non vi lasciamo nell’ignoranza: può, ma è sconsigliata).

Particolarmente interessante la riflessione sul valore dello strumento di certificazione per quanto concerne la produzione italiana e lo scambio con i mercati – e le società – estere. Corriamo qui all’ultimissima parte del libro, lasciando così la parola direttamente all’autrice su una pagina di particolare fascino:

“Tali certificazioni veicolano, dunque, elementi informativi aggiuntivi e rilevanti per i mercati, soprattutto per quelli più distanti in termini geografici o di storia e cultura alimentare. Queste considerazioni, di carattere economico, non oscurano l’altrettanta preziosa dimensione culturale delle certificazioni kasher, halāl e di produzione biologica. L’adozione di questi strumenti consente, infatti, di valorizzare il profilo multietnico delle società attuali e favorisce un assetto più sofisticato delle relazioni fra gli interlocutori. Il sistema imprenditoriale diviene, così, protagonista di una nuova visione strategica, inclusiva dei bisogni delle minoranze in Italia ma maggioranze all’estero, che pone a fattor comune il patrimonio di conoscenze, cultura e storia delle comunità interessate, rendendolo valore condiviso da tutta la società”.

 

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2 Comments

  1. Smiconi
    Smiconi settembre 15, 23:13

    Libro completo e dettagliato, estremamente utile per aziende e consulenti che intendono operare sui mercati alimentari internazionali.

    Reply to this comment
  2. fede
    fede settembre 16, 07:28

    Le mie conoscenze sull’argomento si limitavano al fare attenzione che un prodotto fosse certificato “biologico” prima di acquistarlo! Con questo libro si è aperto davanti a me un mondo di informazioni che ritengo importanti per conoscere, sicuramente, ma anche per comprendere altre abitudini! In più, la trattazione del tutto mi è sembrata molto curata, ma anche semplificata da parte dell’autrice, perché chiunque possa fruirne!

    Reply to this comment

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