Dietro le Quarte

A BORDO VASCA. In ricordo del nostro Arrigo Broglio

A BORDO VASCA. In ricordo del nostro Arrigo Broglio
giugno 14
12:41 2017

Si pensano in cielo, gli amici che ci hanno lasciato. Si dice, di loro, “è volato”.

Di Arrigo Broglio, invece, nostro autore che abbandonava prematuramente questa terra tre anni fa, diremmo piuttosto “si è tuffato”. Il suo volo infatti lo faceva sempre in acqua, accompagnando in questa esperienza insieme fisica, relazionale, psicologica mamme e bambini, anche piccolissimi, anche neonati o uomini e donne con disabilità, o ancora persone in riabilitazione fisioterapica.

Era il suo lavoro, quello della riabilitazione in acqua.

E ora, a distanza di quegli anni, davanti ai suoi libri che continuano ad essere chiesti e quindi ristampati, e in compagnia delle sorridenti figlie Carlotta e Veronica, ripensiamo a lui, e tornano i ricordi, e ci rallegrano gli aneddoti, e ci commuove qualche pensiero.

Decidiamo allora di farli sbocciare, questi pensieri, questi racconti, chiedendo a chi ha vissuto con lui, a chi con lui ha lavorato e condiviso momenti di vita, di condividerli qui, perché si possa, tutti insieme, rendere omaggio a una persona che ha dato felicità e salute a tante, tante persone. Grazie all’aiuto di Carlotta e Veronica abbiamo raggiunto parte dei suoi amici, dei suoi colleghi, dei suoi pazienti. E come – immaginiamo – avrebbe voluto lui, nell’ottimismo e pieni di energia, pur nell’inevitabile segno di tristezza per non averlo più vicino, siamo onorati di poter ricordare chi ci permettiamo di chiamare il “nostro” Arrigo, che ritroviamo nelle parole che i suoi amici ci hanno regalato. Tutti felici della nostra proposta, tutti commossi. Tutti, senza bisogno di chiederlo, perché lo conoscevano bene, preferendo il sorriso alle lacrime, come fosse la restituzione di un dono ricevuto.

 

C’è Arrigo papà, innanzitutto.

 

Da sinistra, Carlotta e Veronica Broglio, le figlie

“All’università – racconta Veronica, la figlia maggiore lavoravo nella segreteria della piscina e ho avuto occasione di fare osservazione e prendere appunti su alcuni corsi di acquaticità per produrre materiale a scopi di studio e per i corsi di formazione.
Con lui la piscina si riempiva di storie e giochi, di mostri marini un po’ timidi e dal cuore buono, docce magiche…
Ammiravo molto la sua facilità di comunicare, di divertirsi e divertire senza mai imporsi o perdere la spontaneità. Con garbo e gentilezza.
Sapere ascoltare, rispettare i tempi dei bambini, guadagnarsi la loro fiducia e riuscire a insegnare delle regole condivise e ragionate. Fare attenzione a non calpestare la loro sensibilità, non fare leva sulle paure ma al contrario incoraggiarli, avviarli all’autonomia senza mai farli sentire soli.
Osservarlo in acqua con i suoi bambini era avere uno sguardo in più, una rifrangenza della condotta che ha avuto con noi, dell’esempio che ci ha sempre dato e che ha cercato di insegnarci.

C’era una profonda coerenza tra Arrigo terapista e educatore acquatico e Arrigo papà. Certo noi siamo state forse il suo progetto più “sperimentale”, ma l’uso della fantasia, il tempo e la pazienza, l’ascolto, la fiducia e il rispetto erano la base della sua relazione con gli altri, con i più piccoli soprattutto, e in particolare con noi figlie. 
L’acqua alta o bassa che sia non è un problema se sai che ci saranno sempre due braccia lì per te; non importa se salterai da un tappeto, se ti tufferai da uno scivolo o se vorrai prenderti un po’ di tempo con i piedini a mollo a osservare gli altri perché ancora non te la senti. Avrai tempo, intanto tu gioca, fai parte della storia che stiamo giocando e non dimenticare che quando vorrai scivolare in acqua io sarò lì a prenderti…
È così che ci ha sempre fatto sentire, libere e protette”.

 

“Quando andavo alle elementari, nei week end – ricorda Carlotta  mi portava ai suoi corsi. Adoravo andare a fare queste “cose da grandi”.

Una volta mi sono seduta in prima fila, tra istruttori, fisioterapisti, laureandi e gente del mestiere; lo ascoltavo e prendevo appunti. Probabilmente avevo nella testa una vocina che diceva a ripetizione “Hey ragazzi, quello è il mio papà!”.

Lui era questo: un punto di riferimento”.

 

E c’è Arrigo Broglio operatore, in acqua e fuori.

 

Ascoltiamo il divertente e dolcissimo racconto di Icio Maurizio De Romedis:

“La mia schiena era a pezzi.
Mi dissero “vai da Arrigo, lui fa TecarTerapia”
io “boh. proviamo anche questa”.
Presi appuntamento e andai da questo tizio chiamato Arrigo.
Buon giorno, piacere, io ho mal di schiena.
Arrigo era due dita e mezza più alto di me, i suo capelli erano il 45% più bianchi dei miei anche sera più giovane di me del 20%.
Lui: come mai ha male alla schiena?
Io: ieri sera ho suonato la chitarra per due ore e pesava da morire.
Lui: Che bello, io amo la chitarra ma non la suono molto bene.
Io: Beh… a questo punto Le dò del TU, se ci troviamo ti insegno qualche accordo in più (dopo due mesi mi accorsi che era più stonato di me del 50% )
Lui: cavoli, volentieri… ma tu di cosa ti occupi?
Io: Di tante cose ma soprattutto amo l’Africa e cerco di aiutare il popolo Masai regalandogli acqua pulita, ossia costruendo pozzi d’acqua coinvolgendoli nei lavori di scavo.
Lui: Acqua!!!! incredibile, anche io cerco di aiutare gli altri usando l’acqua! Ossia nel campo della medicina fisica e riabilitativa, con la Idrocinesiterapia …
Io: non ho capito niente ma è bellissimo ciò che fai.
Iniziò a farmi un sacco di domande sulle mie iniziative umanitarie in Africa e una settimana dopo, durante una seduta di TecarTerapia…
Lui: Tieni, questo è un assegno per costruire un pozzo, me lo ha dato una Signora mia paziente alla quale ho raccontato ciò che fai.
Io: Arrigo , mi stai emozionando… grazie.
Ecco chi era Arrigo… un ascoltatore, un appassionato del “bene”, un grande amico di quelli con la “AMICO” maiuscolo, un essere pensante e non solo respirante.
Grazie destino di avermelo fatto conoscere”.

 

E poi le parole di Giovanni Abbiati, amico del liceo di Veronica e suo paziente:

“La cosa che mi ha colpito subito, di Arrigo, è stata la sua simpatia. Il che non è scontato, dato che quando l’ho conosciuto per me era solo il “papà di”. Per un adolescente, i “papà di” sono normalmente dei piantagrane, ma lui non si riduceva in quel ruolo e siamo diventati presto amici.

Era anche bravo a raccontare le storie, l’Arrigo. Sapeva tenere banco e ti inchiodava all’ascolto, soprattutto quando inchiodato lo ero davvero, sul suo lettino, mentre mi raddrizzava la schiena. Dalla politica, al calcio (argomento nel quale lo avversavo fieramente) e alle semplici chiacchiere si creava sempre un bel gioco di battute, di battibecchi e di discussioni.

Mi manca, ma ho la fortuna di rivederlo spesso. La sua mimica, l’uso della voce e delle pause, il modo di ridere, il modo di impuntarsi su un principio ritenuto giusto, tutto questo oggi non è andato perduto. Vive ancora in Veronica e Carlotta, che in un modo tutto loro hanno fatto proprie tante cose del loro papà, del mio amico. Tanto che a volte, chiacchierando, mi sembra di vederlo lì, proprio dietro ai loro occhi, che se la ride ancora”.

 

E l’Arrigo collega. Anche, sempre, amico.

 

Monica Zanchi, formatrice ma anche coautrice di due dei suoi tre libri pubblicati da questa casa editrice, usa parole commoventi, e chiude con una citazione illustre e significativa:

“Un maestro, un esempio, un amico.
Se penso ad Arrigo, accanto alle emozioni, ai ricordi e al suo sorriso sono queste le tre parole che mi vengono in mente.

Un maestro… mi ha insegnato a gestire una squadra,  supportato e motivato nello scrivere, mi ha spronato quando pensavo di non farcela e mi ha riportato su un piano di realtà quando puntavo troppo in alto.
Un esempio… sia sul piano educativo che sportivo, ma soprattutto sul fronte dei valori, della coerenza sempre e nonostante tutto.
Un amico… con  cui ho condiviso esperienze e momenti importanti, che mi ha accompagnato e incoraggiato nella vita professionale, che mi ha sostenuto nel momento più doloroso della mia vita.

«Quando tu guarderai il cielo, la notte, visto che abiterò in una di esse, visto che riderò in una di esse, allora sarà per te come se tutte le stelle ridessero […] Quando ti sarai consolato (ci si consola sempre), sarai contento di avermi conosciuto. Sarai sempre il mio amico. Avrai voglia di ridere con me» Antoine De Saint-Exupery, Il Piccolo Principe”

 

E ugualmente fa Francesco Panzuti, medico fisiatra, nel chiudere il suo felice ricordo con le parole di una scrittrice amatissima:

“Ho avuto la fortuna di conoscere Arrigo Broglio tramite l’amico comune Vito Colucci.  Era una persona splendida: competente, sempre disponibile, sempre entusiasta della vita e del suo lavoro. È stato un pioniere della riabilitazione in acqua e ho avuto il piacere e l’onore di scrivere la prefazione del libro edito dalla Edi- Ermes scritto da lui e da Colucci. Ricordo tante piacevoli chiacchierate sul lavoro, sulla vita e sul progetto purtroppo mai realizzato di lavorare insieme lui ed io. Una di quelle persone che quando scompaiono lasciano un vuoto che nessuno potrà mai colmare, ma che restano nel cuore di chi le ha conosciute. Come scrisse Isabel Allende: non esiste separazione definitiva finché esiste il ricordo”.

 

Sergio Beretta, terapista, lo ricorda così:

“Ho conosciuto Arrigo trent’anni fa circa. Lavoravamo entrambi presso il club Francesco Conti: lui come responsabile della piscina, io come terapista della Cemas tre. Da subito sono rimasto colpito dal suo modo di insegnare e dal profondo rapporto che riusciva ad instaurare soprattutto con i bambini disabili che riabilitava nella piccola piscina e a bordo vasca. Nel corso di questi anni abbiamo fatto tante esperienze insieme… dal lavorare nello stesso studio, all’avventura di gestire uno studio a san Martino di Castrozza (posto che lui riteneva fantastico), all’organizzare corsi di riabilitazione in acqua per terapisti che rimanevano estasiati per la simpatia e la semplicità con cui  insegnava loro una tecnica non proprio facile. Sì, ho avuto l’onore di condividere con lui tanto, ma quello che mi terrò sempre nel cuore, oltre al ricordo di una persona buona e speciale, sarà quello che mi ha insegnato nel mondo della riabilitazione. Per questo, quando qualcuno mi chiede dove io abbia imparato queste tecniche, rispondo sempre: da un grande maestro, Arrigo Broglio”. 

Da sinistra Roberto Cirelli, presidente dell’Associazione Italiana Massofisioterapisti di cui fa parte anche Sergio Beretta, al centro. Qui con Arrigo Broglio durante l’ultimo corso fatto insieme a Cairo Montenotte (SV)

 

Silvia Paviglianiti, operatrice acquatica, lancia in quel paradiso d’acqua nel quale  immaginiamo Arrigo destreggiarsi un invito… culinario

“ARRIGO – un papà Professionale

Difficile tradurre in parole le emozioni…mio caro Arrigo! tu che mi hai sempre spronata ad essere spontanea ed emotiva, tu che mi hai sempre detto che queste caratteristiche erano la mia speciale chiave per entrare nel mondo dei bambini.
Mi hai fatto appassionare al mondo dell’acqua fino a condividere un progetto che a te ha fatto scrivere l’ennesimo libro e a me una tesi di laurea.
Grazie!! ti devo ancora una Polenta!”

 

E anche Gian Luigi Cislaghi, istruttore di nuoto e operatore shatsu, approfitta per spedire, da qui, la sua lettera:

“Caro Arrigo,

vicini a bordo vasca, nel simpatico caos delle lezioni di nuoto ai bambini, quando per sentirsi era necessario stare l’uno accanto all’altro, in una metafora che negli anni ha creato legami sinceri, forti. Io iniziavo la mia esperienza nell’insegnamento del nuoto ai bambini, tu insegnavi. Io sapevo qualcosa di tecnica, fresco di studi e poco di relazione; ero colpito dalla tua capacità di costruire relazioni, di creare gruppo, di sostenere tutti nel percorso di apprendimento. Ricordo in particolare un episodio nel quale mi rendesti chiara l’importanza delle regole, all’interno delle quali i bambini si muovevano e giocavano in libertà; uno spazio fisico e simbolico di sicurezza che aveva la forza di far sentire i bambini sicuri, e soprattutto gettava le basi per motivarli a decidere. Mi fu molto utile nel lavoro e oggi nell’essere a mia volta papà, cosa che allora non avrei certo potuto immaginare e della quale ti sono grato: mi ricordo delle tue parole con i miei figli, riconoscendone loro la possibilità di decidere all’interno di regole chiare.

Ma il tuo lavoro era anche cura, aiuto e sostegno a persone che dovevano “rimettersi in piedi”; intrecciamo ancora le nostre professionalità: tu fisioterapista, io operatore shiatsu. Quante volte ho provato a sciogliere le tue spalle! e tu le mie… e tu mi hai insegnato che quando incontri una persona risulterà determinante per le sedute saper leggere tra le righe, osservare, ascoltare e avere anche l’umiltà di chiedere e condividere con altri professionisti.

Sei stato e continui ad essere un Maestro!

Grazie.

Gigi”

Gian Luigi Cislaghi

Sono gli anni 2007 e 2008 quando Arrigo Broglio assume l’incarico di docente al Master di 1° livello in Riabilitazione Reumatologica all’Università degli studi di Firenze, sul tema “Riabilitazione in acqua delle malattie reumatiche”.

In quel periodo scrive a quattro mani con Giampaolo Tai, allievo del Master, un intervento per il Manuale di Riabilitazione Reumatologica della dottoressa Susanna Maddali Bongi. Abbiamo raccolto i loro ricordi:

“Quello che spesso non è dato conoscere di un libro – scrive Giampaolo Tai in queste righe dove tornano l’amata chitarra e il buon cibo – è l’autore.
O meglio, la persona che dietro a quel nome si cela.
Per quanto concerne Arrigo, avevo già letto qualche sua pubblicazione prima di farne conoscenza durante un Master di perfezionamento in acqua da lui tenuto a Firenze. Sapevo che era uno dei massimi esperti italiani nell’ambito della riabilitazione in acqua. Sapevo che aveva una grande esperienza in materia. Sapevo che quel Master rappresentava un’occasione unica per approfondire le mie conoscenze sull’argomento: cosa poi rivelatasi vera. Ma non sospettavo che oltre il professionista avrei avuto il piacere di scoprire una splendida persona.
Arrigo amava il suo lavoro. Era evidente.
L’acqua era il suo elemento e ne custodiva i segreti. La padroneggiava con sapiente maestria, con sommo rispetto. Bastava ascoltarlo parlarne, osservarlo immergercisi dentro, mescolarsi a essa.
La sua passione per l’insegnamento andava di pari passo. Condivideva la sua competenza senza supponenza ma con il genuino desiderio di trasmettere i capisaldi dalla propria lunga e variegata esperienza professionale. Non temeva di mettersi in gioco e se necessario in discussione. Era aperto, diretto. In una parola: schietto.
Abbiamo subito legato, anche aiutati dalla passione comune per il buon cibo e il vino rosso toscano. Ricordo con piacere serate a casa mia, la tavola imbandita, le chitarre in mano e la voglia di parlare, ridere e cantare in compagnia.
Aveva promesso di portarci un giorno in dono un barattolo di marmellata di lampone, la più speciale. Mi domando che sapore avrebbe avuto”.

Foto di gruppo scattata nel 2007. Arrigo è seduto a capo tavola. Tai è con la bandana

E ancora nelle parole di Susanna Maddali Bongi torna il Broglio attento alle relazioni umane:

“La prima volta che sentii parlare Arrigo di quello che più di un lavoro era per lui una missione, l’idrocinesiterapia, capii subito che rappresentava ciò che mancava ai miei corsi di riabilitazione del malato reumatico.

Fu sufficiente guardarsi un attimo negli occhi per decidere di organizzare le sue lezioni di riabilitazione in acqua nell’ambito del Master di Riabilitazione Reumatologica e poi progettare il Corso di Perfezionamento post-laurea di Riabilitazione Reumatologica in Acqua presso l’Università di Firenze.

Nella mia professione di specialista in Reumatologia privilegio prima di tutto la relazione che il medico e qualsiasi operatore sanitario instaura con la persona bisognosa di cura. Mi trovai subito in sintonia con Arrigo sul suo approccio alla persona, prima ancora che alla persona malata. La sua innata cortesia, la sua disponibilità, il rispetto verso chiunque, la sua serenità, la passione nel lavoro che svolgeva e la sua gioiosità rendevano la comunicazione con lui immediatamente perfetta e piacevole. Il suo entusiasmo per il lavoro, a cui si dedicava con il massimo impegno, spianava la strada a qualsiasi difficoltà e rendeva facile l’apprendimento ai tanti discenti dei suoi corsi.

Ricordo che le dopo le prime lezioni che effettuava nel Master che coordinavo, mi avvicinai all’uscita della piscina per chiedere agli studenti un giudizio su questo insegnamento per me nuovo e diverso dagli altri, ma, in realtà, non proferii una parola, mi bastò vedere tutti quei volti, ancora bagnati, felici e soddisfatti.

Non ho mai conosciuto approfonditamente Arrigo, abitavamo in città diverse e ci siamo incontrati solo poche volte per motivi di lavoro, però il suo entusiasmo e la sua passione nell’idroterapia, che ha fatto diventare una disciplina rigorosa e di basilare importanza, mi hanno contagiato e mi aiutano a portare avanti i miei obiettivi in un mondo che non premia né il merito, né, tantomeno, la dedizione all’altro”.

Nella foto inviataci dalla Prof.ssa Maddali Bongi, Arrigo con una studentessa durante una lezione del Master di Riabilitazione Reumatologica

 

C’è poi il bel gruppo degli sportivi, i nuotatori della Polisportiva Azzurra e i pallavolisti di A.S. Aspes Milano:

Giacomo Micheletti, ex nuotatore squadra nuoto Azzurra, lo saluta così:

“Il ricordo di Arrigo è tuttora vivo in me e sono certo che lo sia anche in tutti i miei ex-compagni di agonistica.
Arrigo è stato un grande educatore, ha saputo sostenerci ed incoraggiarci non solo nelle scelte sportive ma in tutto ciò che ci riguardava.
È sempre stato vicino a tutti noi con attenzione e sensibilità soprattutto in quella delicata fase adolescenziale che tanto è difficile e silenziosa.
Sapeva essere severo quando era necessario ma era anche un “compagnone”, una persona socievole e dotata di grande ironia,  un vero fratello maggiore; A lui devo la mia grinta e la voglia di vincere nelle competizioni, sapeva spronarmi con le parole e gli atteggiamenti giusti.
Arrigo è stato capace di  creare un gruppo fantastico dove tutti noi eravamo come fratelli, non c’era rivalità ma solo un incitamento ed un sostegno reciproco; è riuscito a creare una fortissima appartenenza alla squadra, facendo nascere amicizie profonde che, ancora oggi, sono vive tra Noi.
Arrigo è stato una persona carismatica, ha saputo farci amare lo sport e le sfide con serenità, senza mai stressarci, tutto veniva naturale e noi eravamo trascinati dalla sua forza .
Il suo amore per la musica, la sua inseparabile chitarra e la sua cultura classica ci hanno poi impreziosito le tante giornate trascorse insieme (specialmente nei Collegiali in Marmolada) .
Per me, non è stato un allenatore di nuoto, è stato un allenatore di vita!
Ciao Arrigo”

 

E sempre restando in piscina, raccogliamo le parole di Andrea Enrico Borgonovo, anch’egli ex della squadra nuoto Azzurra:

“Quando penso ad Arrigo, il primo pensiero istintivo è di grande tristezza e malinconia. Ma se mi soffermo un po’… vedo i bei momenti della mia infanzia e adolescenza, i miei compagni di nuoto, diventati poi miei amici… rivivo le domeniche passate con lui: genitori e ragazzi… ricordo la fatica degli allenamenti ma anche i momenti di gioia insieme a quel gruppo che Arrigo aveva voluto, creato e tenuto insieme per oltre un decennio.

Quando penso ad Arrigo vedo una persona da grandi principi, dal sorriso spontaneo e dalla parola di conforto per tutti. Vedo non solo il mio allenatore ma soprattutto una persona speciale che ha lasciato un segno indelebile nella mia vita.

Quando penso ad Arrigo, semplicemente vedo una grande persona”.

Andrea Borgonovo

 

E Anton D’Ambrosio, stessa squadra, con le sue righe toccanti:

“…Amico mio, quante cose mi hai insegnato…bracciate di vita nell’oceano della quotidianità. Parole imperlate di sudore, acqua di fatica, vanità delle vittorie…il nuoto come la vita.

L’acqua, il sorriso gentile, la luce allegra degli occhi, la gioventù e i suoi sogni…questo è il mio Arrigo.
Lo so, dire mio è un po’ troppo presuntuoso, soprattutto quando non si possiede neanche il proprio corpo. 
Quante cose avrei voluto dirti o semplicemente stare ad ascoltarti….proprio come si fa con l’acqua. Sei scorso via troppo veloce, come fanno i torrenti di montagna, forti ed umili, quelli che regalano lampi di vita ad ogni curva.

Avrei voluto abbracciarti e goderti ancora a lungo, ma come si fa a possedere l’essenza dell’acqua…l’acqua non t’appartiene…ma provata regala sempre bagliori di vita.

Ciao amico mio, acqua di vita…lezioni dell’anima”

Anton D’Ambrosio

Se da bordo piscina ci spostiamo nel campo di pallavolo, ascoltiamo innanzitutto Giulia Boezio:

“Ho conosciuto Arrigo il mio primo giorno di scuola elementare, insieme a una classe piena di bambini coi rispettivi genitori, ma – e ancora mi chiedo perché- io di lui quel giorno mi ricordo bene.

E’ stato, nel tempo, prima il papà della mia migliore amica, poi il fisioterapista/allenatore della mia squadra di pallavolo, ma come filo conduttore in sostanza una parte della mia famiglia. Per questo motivo, non posso nascondere che i ricordi più vividi di lui come allenatore sono tutti legati più alla parte emotiva che a quella tecnica.

Non sono una persona che gestisce bene la frustrazione e Arrigo questo lo ha sempre saputo. Il suo costante sostegno, ma più ancora le sue “sgridate” per la mia mancanza di grinta mi hanno spesso dato la motivazione per “ritornare in sella” e andare avanti. La pallavolo a un certo punto dopo anni, per vari motivi ho dovuto abbandonarla, ma il suo “Dai, Giulietta, un po’ di grinta!”…quello no, non mi abbandona mai in vari ambiti della mia vita”.

 

Quindi Stefania Valla:

“I miei genitori mi hanno insegnano a camminare, da Arrigo ho imparato a correre. E la corsa è un’attività importante per me: vado a correre quando ho bisogno di svuotare la mente, di sfogarmi, di stare bene.

Durante una delle consuete preparazioni atletiche di settembre con la squadra di pallavolo, durante i primi giri di campo con il “fiatone” ed il temibile “male alla milza” già in agguato, Arrigo mi suggerì di inspirare a lungo, immaginando di riempire il corpo d’aria fino alle clavicole e di espirare solo a quel punto. Ne trassi subito beneficio.

Da allora, metto sempre in pratica il suo consiglio all’inizio della mia corsa e, ogni volta, penso a lui”.

 

E poi Melissa e Marco Milani, figlia e padre, quest’ultimo collega dell’Arrigo allenatore:

“Arrigo, o meglio papà Broglio come era chiamato da tutte le atlete della nostra squadra, era un po’ il nostro jolly: fisioterapista, secondo allenatore (a volte si è sostituito al primo quando quest’ultimo veniva espulso), preparatore atletico, genitore, confidente… Di tutto un po’! Ma di sicuro è stata l’unico in grado di rimettermi in piedi, con mani sapienti, dopo i vari infortuni alle caviglie!”

“La mia amicizia con Arrigo è iniziata e si è sviluppata in nome della pallavolo.
Ci siamo conosciuti da semplici, ma scatenati, tifosi della squadra dove giocavano le nostre figlie, allora adolescenti.
Negli anni a seguire siamo stati nominati responsabili della squadra stessa. Per questa avventura ci siamo inventati ed assegnati dei ruoli altisonanti: KOACH ed  ASSISTANT KOACH.
Scritti e pronunciati in questo improbabile slang anglo-slavo maccaronico.
Già da questo si può intuire l’aspetto goliardico che volevamo  imprimere alla nostra esperienza.

Aggiungo un piccolo aneddoto: c’era un importante dirigente della nostra società sportiva, altezzoso e poco simpatico,  che avevamo soprannominato il Principe.
Per evitare di nominarlo, in particolare quando dovevamo sparlare di lui, intonavamo il ritornello di PURPLE RAIN di Prince. A ciò seguivano le inevitabili risate, anche delle ragazze che ci misero pochissimo a ‘sgamarci’.
Diverse le situazioni divertenti, poche le soddisfazioni sportive ma tanta, tanta umanità elargita a piene mani”.

La squadra di pallavolo Aspes Milano

 

 

E ora tocca a noi ricordare… lasciamo che si affacci l’Arrigo autore, mai dimenticato così come i suoi libri, sempre vivi e ristampati ad uso di operatori e studiosi che non hanno mai smesso di chiederli. Un incontro fortunato da subito con Gabriella Castagnini, direttore editoriale e responsabile della redazione milanese, che lo ricorda così:

“È stato davvero un incontro fortunato quello con Arrigo, e da subito piacevole grazie anche alla conoscenza di un amico comune che ci aveva presentati. Arrigo come autore era quasi schivo, tendeva a minimizzare ma nello stesso tempo si faceva fatica a fargli cambiare idea se c’era qualcosa su cui non si era d’accordo. Alla fine però si trovava sempre la soluzione e sempre con il sorriso sulle labbra. Dopo il successo dei primi 2 libri l’avevo spronato a scrivere il terzo, forse era già un po’ affaticato, ma Arrigo era uno che non mollava mai. Infine mi piace ricordare che, dopo averlo qualche volta “bacchettato” durante la stesura dei suoi libri, mi capitò un giorno di avere bisogno di lui come fisioterapista per un dolore alla spalla che mi tormentava da giorni: fu lui a questo punto a “bacchettarmi” durante la seduta e così pareggiammo i conti!”

  

 

L’amico comune citato da Gabriella Castagnini è Alessandro Periti, grazie al quale ha avuto inizio la fortunata storia di Arrigo in FrancoAngeli. Così il suo ricordo:

“Compagno di banco, compagno di scuola… amico di una vita.

Il fisioterapista, lo sportivo, il formatore, il marito, il padre ma che dire del compagno di banco Arrigo??

Si siede di fianco a me il primo giorno della seconda media e così abbiamo passato medie e liceo.

Ma non erano  solo le ore di scuola erano la strada fatta la mattina e i ritorni a casa, le panchine dei giardinetti e prime sigarette, le discussioni politiche e le occupazioni, le ragazze e le moto.

Non ci sono commenti, non ci sono giudizi c’è solo un quasi-fratello senza l’obbligo del vincolo di sangue, il quasi-fratello a cui confidi e che si confida, a cui chiedi consiglio  e a cui dai del “testone”.

Lui Guccini, io i Led Zeppelin, lui gli amati scrittori russi, io gli italiani, lui la Juve (che palle!!!) io niente, lui l’acqua come sport e professione, io la terra e la bici ma imprescindibilmente d’accordo su un buon bicchiere di vino e un buon piatto di coppa e salame.

Ha scritto per FrancoAngeli ed era orgoglioso e ora FrancoAngeli scrive di lui… ne sarebbe fiero”.   

 

E infine permettetemi, da dietro le quarte, una nota personale. Era il 2005 ed ero appena entrata in FrancoAngeli. La presentazione di “Acquaticità per la prima infanzia” al Club Conti segnava il mio debutto. Ero emozionata, impaurita, convinta di fare qualcosa di sbagliato da qualche parte. L’avrò fatta certamente, ma lui mi ha fatto credere il contrario. Anche da parte mia dunque il grazie è particolarmente sentito, e il ricordo fisso nella memoria.

Ciao da tutti noi, Arrigo

 

Acqua che all’acqua torna, di luce sfrangiata,

si apre l’onda in spuma.

Movimento perpetuo, arco perfetto,

che si erge, ricade e rifluisce,

onda del mare che il mare stesso nutre,

amore che di se stesso si alimenta.

José Saramago

 

Related Articles

0 Comments

No Comments Yet!

There are no comments at the moment, do you want to add one?

Write a comment

Write a Comment

Loading Facebook Comments ...

RICEVI I NOSTRI POST VIA EMAIL

Inserisci il tuo indirizzo email per ricevere le notifiche dei nuovi post
* = campo richiesto!

Archivi

@AngeliEdizioni

LINK UTILI

Libri e conversazione online: una guida introduttiva per i nostri autori