Dietro le Quarte

CAMILLERI, MONTALBANO E I SUOI DALLO PSICOLOGO. Un’indagine originale sui personaggi, i romanzi, i dialoghi

CAMILLERI, MONTALBANO E I SUOI DALLO PSICOLOGO. Un’indagine originale sui personaggi, i romanzi, i dialoghi
febbraio 06
18:35 2017

Vince la tv, non ce n’è. Digiti “Montalbano” su Google e ti appare il bel viso di Zingaretti. Un viso ben diverso da quello del “vero” Montalbano, da quello immaginato dal suo autore, che – per sua stessa ammissione – potrebbe invece ricordare il professor Giuseppe Marci di Cagliari, e quindi la statua realizzata da Giuseppe Agnello a Porto Empedocle. Ma ubi maior…

È altresì vero che i romanzi editi da Sellerio che hanno visto la nascita del commissario più famoso d’Italia, così come il loro autore, hanno avuto altrettanto fortunatissimo successo.

Andrea Camilleri avrà seguito con un sorriso l’attenzione che il pubblico ha riservato non solo ai suoi personaggi, ma anche ai luoghi della Sicilia (si organizzano veri e propri tour sui passi di Montalbano), o alla cucina, tra cassate e sarde a beccafico. Ma il suo interesse, sappiamo, è stato anche molto ravvivato da un’analisi di tutt’altra specie: quella del profilo psicologico dei suoi personaggi. L’ha eseguita Giuseppe Fabiano, psicoterapeuta e docente di Psicologia Generale alla Sapienza di Roma e Psicologia Clinica a Tor Vergata, professore a contratto di Metodologia clinica II all’Università Marconi della stessa città nonché autore, tra l’altro, del racconto breve “Un limoncello, un arancino un po’ di sabbia” dedicato allo stesso Camilleri, con il quale ha condiviso ottime chiacchierate e scambi nel corso di diversi incontri.

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Fabiano ha raccolto le proprie riflessioni nel testo recentemente pubblicato “Nel segno di Andrea Camilleri. Dalla narrazione psicologica alla psicopatologia”, dove propone l’attenta analisi di alcune opere del grande scrittore siciliano (anche “La presa di Macallè” e “Il casellante”, dove non compare il famoso commissario), il quale ha espresso parere molto positivo sull’originalità dell’approccio e la profondità dell’analisi psicologica dei personaggi e dei dialoghi.

Il libro propone una prima parte introduttiva sui concetti e i termini psicologici di base, che lo rendono in tal modo fruibile anche da non addetti ai lavori e appassionati delle storie di Vigata.

La seconda e terza parte sono dedicate allo sviluppo di quadri psicopatologici a partire dall’analisi dei personaggi nell’ottica di una lettura che “riporta il senso di umanità e originalità che si nasconde dietro la vita e la sofferenza reale”.

La narrazione romanzata lascia il posto a quella psicologica, al romanzo personale. Che letto nel caso dei personaggi camilleriani ci pone di fronte alle figure tipiche del poliziesco: l’assassino, la vittima, l’investigatore, il testimone, tutte degne di connotarsi come esempi di vissuti psicologici complessi e quadri diagnostici anche in sostituzione dei classici manuali di studio.

cop-fabianoSe è vero che “Il successo di Montalbano ha determinato la necessità di una “storia” del personaggio, di conoscerne le origini, il suo percorso evolutivo” Camilleri non si è certo risparmiato nella descrizione dei tratti comportamentali e delle storie personali parallele alla vicenda degli altri personaggi, “minori” rispetto alla figura del commissario.

Abbiamo ad esempio Mimì Augello “personaggio non troppo brillante nel suo lavoro, limitato alla superficialità degli eventi e a trovare relazioni causa effetto molto semplicistiche […] spesso escluso dalle informazioni circa le indagini”, che “dà a suo figlio il nome di Salvo, forse anche un modo simbolico perché un pezzetto del commissario, il nome, sia almeno alla sua portata”. O Livia, fidanzata storica di Montalbano e un rapporto che “riassume forse uno dei luoghi irrisolti dell’infanzia del commissario legato alla prematura perdita della madre”. Montalbano teme il legame. Desidera un rapporto, ma non un legame, nella paura insopportabile di dovervi rinunciare come è successo con la madre, quando lui era “picciliddro”.

E sotto la lente dello psicologo non poteva non finire anche lo stesso Andrea Camilleri, naturalmente, del quale Fabiano ci racconta un episodio determinante per la vita: trovatosi nel mezzo della strage di Porto Empedocle si è salvato solo per un ritardo di pochi secondi nell’uscire dal bar Albanese, di fronte al quale da un’automobile killer mandati da Cosa Nostra sparano all’impazzata, uccidendo anche gli innocenti Antonio Morreale e Filippo Gebbia. Era il 1986. Camilleri aveva 61 anni, e quella fu la sua data di ri-nascita. “Credo che questo episodio – scrive Fabiano –  per la sua drammaticità e imprevedibilità avrebbe potuto rappresentare uno di quei “luoghi irrisolti”  che avrebbero potuto condizionare la vita di chiunque. In realtà tale episodio è esempio di come un’esperienza traumatica  possa essere superata grazie alle componenti resilenziali soggettive, tra le quali possiamo rintracciare: la fiducia in se stesso, il forte senso di ironia, la capacità di introspezione, il piacere di vivere”.

Questo è, anche, Camilleri, questi sono i temi che si ritrovano nella sua narrazione. Fabiano consiglia dunque di partire da ”La linea della palma” per entrare nello stile narrativo psicologico e per conoscere, ancor prima che Camilleri, Andrea. Un bambino vivace, curioso, gran lettore anche grazie alla passione trasferitagli dallo zio, e poi ragazzo cacciato dall’Accademia Nazionale di Arte Drammatica di Roma per condotta disdicevole. Ecco a voi, cari lettori, Camilleri e i suoi, in un percorso di analisi originale al quale ci accompagna Giuseppe Fabiano, con la professionalità dello scienziato e la passione del fan.

 

 

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