Dietro le Quarte

CERCARSI. Quando le famiglie adottive trovano il figlio davanti a Facebook

CERCARSI. Quando le famiglie adottive trovano il figlio davanti a Facebook
maggio 29
16:05 2015

Bastasse l’amore.

Ma quello, per quanto la sola parola ci dia il senso di quanto andiamo cercando nella vita, no, quello non basta.

Non basta purtroppo in nessun caso e non basta certamente nell’atto, così splendidamente generoso, dell’adozione di un bambino nato da una coppia che non ha voluto o potuto tenerlo con sé, per volontà o per obbligo.

Non basta perché a dare serenità a una persona è anche la consapevolezza della propria storia, la completezza del racconto della propria vita, senza buchi.

Di buchi e traumi non può non essere fatto il percorso di un individuo in qualche modo abbandonato, che pertanto, facilmente, cercherà un giorno di ricostruire quella storia.

E’ un tema, questo, presente da sempre nei programmi di pre e post adozione, con ragionamenti dall’esito diverso a seconda dei periodi storici (fino agli anni ’60 e ’70, ad esempio, si riteneva giusta l’idea della segretezza sullo stesso atto dell’adozione, oggi ribaltata addirittura per legge).

Ma da pochi anni accade qualcosa di nuovo: nuovi strumenti sono nelle mani delle persone per facilitare la ricerca di “contatti”. Si tratta dei social network e in particolare di Facebook.

Faccia a faccia con Facebook” tratta il tema della disponibilità di questa che può essere un’arma a doppio taglio nelle mani di ragazzi adottati o di genitori biologici in cerca di ricostruire un pezzo di vita sconosciuto.

Lo ha scritto Eileen Fursland in Inghilterra e oggi esce in edizione italiana curata da Marta Casonato e Anna Maria Colella dell’ARAI – Agenzia regionale per le adozioni internazionali – Regione Piemonte per la nostra collana “Le Comete”.

Tenuto conto delle differenze a livello legislativo tra Italia e mondo anglosassone, il fenomeno “social” riguarda chiunque in tutto il mondo, e il testo propone spunti di riflessione talmente profondi da risultare spesso inquietanti, data la delicatezza dell’argomento.

Le storie possono essere anche molto diverse tra loro, ma riguardano ragazzi (di solito in età adolescenziale) che sentono il bisogno – più che comprensibile – di trovare i genitori biologici o viceversa persone che hanno abbandonato i figli o ai quali sono stati sottratti perché ritenuti non idonei a curarsene tentare di riagganciare una relazione. Non sempre i genitori adottivi sono messi subito al corrente, non sempre sono coinvolti i servizi di assistenza; le storie sono molteplici.

Ma non si tratta mai di gesti lievi, senza profondi cambiamenti, siano essi traumatici o meno, positivi o negativi.

Il libro fornisce molti consigli su come affrontare il problema, e soprattutto una ricca vetrina di casi, che potranno aiutare chi si trova in difficoltà perché contemplano situazioni di carattere molto diverso tra loro. L’adozione, sostiene l’autrice, non sarà mai più la stessa…

Il pregio del testo è di essere estremamente aperto all’analisi mentalmente libera delle problematiche anche più difficili da ipotizzare eppure ben conosciute dagli operatori: basti citare, per dare un esempio dei casi più estremi, il fenomeno della cosiddetta “attrazione genetica”, quando un vero e proprio impulso sessuale interviene in forma incestuosa tra il ragazzo adottato e un membro della famiglia biologica, in quell’inevitabile stravolgimento dei sentimenti che nasce con l’incontro.

Il desiderio e il diritto di conoscere le proprie origini è sacrosanto, e non per nulla esistono diversi gruppi e comitati anche in Italia che si battono per facilitare le ricerche e contrastare la legge definita “dei 100 anni”, che non permette ai figli non riconosciuti di accedere a informazioni sull’identità dei genitori se non al compimento del secolo di vita (i figli adottivi riconosciuti possono accedervi a partire dai 25 anni di età).

Un interessante articolo specificamente teso ad indagare la situazione italiana è apparso sulla rivista “MinoriGiustizia” n. 2 del 2013, a firma di Bianca Bertetti, dal titolo “Adottivi italiani alla ricerca delle origini: voci dal web”, dove si riportano anche i dati di una ricerca esplorativa  sugli annunci online riferiti ai siti “Figli adottivi e genitori naturali” e “Astro Nascente” sorti a seguito dell’introduzione per legge del diritto all’identità.

Il libro della Fursland, con coraggio, prende di petto il problema, e vedendo nell’utilizzo di Facebook un modo per aggirare le difese che dovrebbero proteggere le parti in causa e fare da “cuscinetto” per un ricongiungimento graduale e “morbido”, affronta e dà risposta agli interrogativi più comuni sui principali fattori di rischio e le risorse in nostre mani.

Per aiutare i genitori di M. che si sono turbati nel trovare la foto della mamma biologica col bimbo in braccio, raggiungibile “appena M. avrà imparato a digitare “Facebook” sulla tastiera, e per proteggere i ragazzi durante esperienze come quella di Amy, che ha ritrovato suo fratello  il quale dopo l’incontro ha rifiutato altri contatti, e la madre biologica, che nel convincerla ormai maggiorenne a tornare a casa la rifornisce di droga, e quella di Katie, che ha conosciuto il brutto volto di un padre biologico volgare, e che però sostiene che sarebbe stato peggio non sapere. Ma anche per godere insieme a chi, con le dovute cautele, attenzioni, e quando necessario con l’appoggio degli assistenti, ha potuto riscrivere il proprio vissuto sino ad allora sconosciuto creando ottime nuove relazioni che portano serenità sia nella famiglia biologica che in quella adottiva. Perché per fortuna capita anche questo.

 

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