Dietro le Quarte

LE NOSTRE COLLANE La milletrecentoquindici: Il riccio e la volpe

LE NOSTRE COLLANE La milletrecentoquindici: Il riccio e la volpe
dicembre 17
10:35 2014

Con un nome un po’ enigmatico e attraente è nata, diciotto titoli fa, la nostra collana che accoglie riflessioni teoriche di ampio respiro in tema di sociologia.

I due – così diversi – animali citati nell’intestazione sono i protagonisti del lapidario verso di Archiloco, vissuto con tutta probabilità nel VII secolo a.C.

In uno dei pochi frammenti ritrovati Archiloco scrive infatti: “la volpe sa molte cose, ma il riccio ne sa una grande”. Una prima interpretazione porta a concludere che la volpe conosca molti trucchi per ingannare e vincere, ma il riccio abbia dalla sua un unico strumento in grado di difenderlo da qualsiasi attacco.

Importanti studiosi hanno però nel tempo tratto dal verso una meno didascalica interpretazione.

Chiediamo dunque a Enzo Campelli, direttore di collana, di spiegare ai nostri lettori in che termini le parole di Archiloco abbiano ispirato le scelte per i titoli sino ad ora usciti.

Ecco quanto ci dice:

L’immagine del riccio e della volpe di cui parla Archiloco è stata rielaborata da Cesare Musatti e da Isaiah Berlin in modi diversi, ma entrambi suggestivi e in qualche modo convergenti. Musatti parla di «studiosi di crinale» e «studiosi di vallata». I primi sono quelli che vedono le cose dall’alto e descrivono i grandi orizzonti, mentre i secondi indugiano nella loro vallata per osservarla bene e conoscerla palmo a palmo, in tutti i particolari irripetibili.  Berlin distingue fra coloro che riferiscono tutto l’oggetto del proprio studio a un solo principio unificatore, che dà senso a tutto il loro lavoro, e gli studiosi che invece perseguono molti fini, magari non integrati o contraddittori. L’idea, che il titolo della collana vuole restituire, parte da queste immagini, per indicare due stili di lavoro intellettuale molto diversi. Uno evoca la curiosità continua e mai soddisfatta, quella del ricercatore che magari “indisciplinatamente” ma con grande vivacità si pone continuamente nuove domande ed è in qualche modo trascinato a esplorare territori sempre nuovi, con fisionomie e problemi diversi.  L’altra suggerisce invece l’idea del lavoro ostinato, caparbio, metodico meticoloso, indifferente alle mode, che non teme di rimanere indefinitamente su un certo problema fino a quando non ritiene di averlo chiarito completamente. Sono entrambe dimensioni necessarie del lavoro scientifico, del suo fascino e della sua utilità. Per questa ragione ho pensato che la collana dovesse proporsi di coniugare le due esigenze, la novità coraggiosa e incerta con la sistematicità solida e metodologicamente robusta: insomma, di essere un po’ riccio e un po’ volpe…

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Da gennaio, e subito nei mesi a seguire, la milletrecentoquindici si arricchirà di due nuovi titoli: “Generazioni sospese, Percorsi di ricerca sui giovani Neet” a cura di Maria Stella Agnoli, e “Omofobia giovanile. La costruzione sociale del pregiudizio in età adolescenziale” curato da Sergio Mauceri.

Li presentiamo in anteprima agli amici di DietroLeQuarte:

Il primo titolo indaga il fenomeno dei giovani non impegnati in attività di istruzione, occupazione né formazione (not in education, employment or training, da cui l’acronimo Neet), problema emergente sulla scena europea a partire dalla fine degli anni ‘90. Il volume illustrerà i risultati di un articolato programma di indagine sulla fenomenologia dei Neet realizzato a livello sia nazionale che europeo integrando diversi percorsi e strategie di ricerca. L’espressione che dà il titolo al volume può considerarsi essa stessa il risultato dell’indagine. Il termine generazioni è utilizzato al plurale non solo perché il segmento anagrafico studiato -15/34 anni- è ricompreso tra gli estremi di due generazioni biologiche, ma anche perché restituisce la varietà delle condizioni riscontrate all’interno della fenomenologia Neet. L’aggettivo sospese è sembrato il più adatto a dar conto dello stato di incertezza, di timore, di momentaneo arresto di una traiettoria esistenziale, in cui versano moltissimi giovani e giovani-adulti in condizione di esclusione educativa, formativa e lavorativa: disorientati, ma non perduti.

Omofobia giovanile”, secondo volume in preparazione, presenta e discute i risultati di un’indagine condotta su un campione di circa 1.000 adolescenti, iscritti a istituti di scuola secondaria della metropoli romana, ricostruendo i meccanismi di natura sociale, relazionale e identitaria che contribuiscono a generare l’ostilità giovanile nei confronti di gay e lesbiche. Il pregiudizio omofobico è studiato in una prospettiva multilivello, integrando diverse strategie di ricerca (indagine con questionario, sociometria, procedure qualitative), con l’intento ultimo di ideare linee guida di azione, in grado di decostruire e contrastare – in modo scientificamente mirato – il bullismo omofobico nelle scuole. Un approccio che ha consentito di recuperare, oltre ai fattori individuali, la rilevanza di elementi altrimenti inaccessibili, come la rete delle relazioni amicali stabilite nella classe scolastica e le pratiche di ricezione dei messaggi mediatici collettivi centrati sull’omosessualità. Dalle pagine del volume emergerà un quadro denso di implicazioni socio-psicologiche e pragmatiche, che costringono il lettore a riflettere criticamente sulle sovrastrutture di senso fondate sul rapporto inscindibile tra eteronormatività e dominio maschile. È proprio questo universo simbolico, dato per scontato dagli stessi agenti di socializzazione, a far sì che lo stigma omosessuale sia così pervasivo in tutte le sfere esistenziali e relazionali e che, tra tutti i marchi possibili, sia quello considerato più infamante in età adolescenziale.

Prenotateli via fax, telefono o email: tutte le indicazioni qui.

La collana, che ha anche adottato la nostra piattaforma di gestione e certificazione della peer review, annovera per il proprio comitato scientifico i nomi di Maria Stella Agnoli, Maria Carmela Agodi e Alberto Marradi. Altri studiosi si aggiungeranno a breve, consentendo in tal modo una sempre maggiore tracciabilità del referaggio.

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