Dietro le Quarte

L’ARCHITETTURA FEMMINA Un atteso lavoro sulle donne che costruiscono

L’ARCHITETTURA FEMMINA Un atteso lavoro sulle donne che costruiscono
ottobre 16
09:50 2014
[immagine in evidenza: Marianne Brandt, “Aiutala! La donna liberata”]
 

Leggete qua e dite se non è un incipit che solo una donna avrebbe potuto scrivere, a introduzione del proprio libro:

Nasce dall’incontro tra una Mina torrenziale, fortemente determinata a perseguire questo progetto, e una Maria Grazia indecisa, scettica, fermamente convinta che l’opera, senza tempo, di architettura sia un testo che non ha bisogno né di padre e né di madre.

Tuttavia, nel ri-percorrere con occhi onnivori e curiosità di architetto il passato prossimo di chi ci ha preceduto, è venuto poco a poco ‘crescendo’ l’interesse per materiali davvero succulenti e raffinati… quasi un novello ‘pranzo di Babette’.

Mina è l’architetto Tamborrino, responsabile del settore LLPP presso il comune di Regello, particolarmente attenta alla questione di genere in arte e architettura. E Maria Grazia, che scrive queste righe, è la professoressa Eccheli, ordinario in progettazione architettonica all’Università di Firenze. Insieme a Caterina Lisini, che si è occupata dell’editing e dell’apparato grafico e iconografico, hanno curato la pubblicazione “donnArchitettura”, “un libro di donne progettato da donne”, che apre con una collezione di ritratti di donne architetto di un tempo (anche recente) scritti da donne architetto di oggi. Propone poi, nella parte centrale – le “Stanze” – ritratti artistici su carta pergamena, interpretazione di Franca Pisani e chiude con la testimonianza di professioniste italiane (o che in Italia hanno lavorato) su temi quali “costruire nuovi paesaggi” o “costruire nel paesaggio costruito”.

cover-donnarchitettura
Gisella Bassanini, già nostra autrice con “Tracce silenziose dell’abitare. La donna e la casa” e “Per amore della città. Donne, partecipazione, progetto”, oggi anche impegnata per l’associazione “Smallfamilies. Progetti per famiglie monoparentali” da lei fondata e presieduta, è presente nel volume con un ritratto di Eileen Gray e di Charlotte Perriand.

Gisella Bassanini è architetta e ricercatrice, per anni ha svolto attività di insegnamento e ricerca alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, da oltre venti anni si occupa di storia e culture dell’abitare femminile. E’ impegnata nella scoperta e valorizzazione del contributo delle donne al mondo del progetto: dal cucchiaio alla città.

“Questo libro mi rende felice”, ha detto. E allora le abbiamo chiesto di più.

Ecco il suo bel racconto:

“Alla fine degli anni Ottanta, mi divertivo a fare un gioco che sottoponevo a docenti, colleghi, amici.  Donne e uomini. Si trattava di fare il nome di almeno cinque architette che avessero raggiunto una cerca maturità professionale e delle quali si conoscevano alcuni lavori, anche in modo sommario. I settori d’indagine erano lasciati volutamente estesi (architettura, design, urbanistica) e il numero da raggiungere era del tutto casuale. Soltanto raramente però riuscivo a dare alla mia sincera curiosità piena soddisfazione. Quel numero cinque si raggiungeva con estrema fatica. Anche incontrare figure femminili nei libri di architettura sui quali studiavo, soprattutto italiani, era allora un ardua impresa.

I nomi che allora uscivano erano in genere: Gae Aulenti, Cini Boeri, Anna Ferrieri Castelli, qualcuno si ricordava che a fianco di Franco Albini c’era Franca Helg… Solo qualche profondo conoscitore della storia del Novecento azzardava alcuni nomi stranieri, citando per esempio il gruppo femminile presente al Bauhaus nel Laboratorio di tessitura diretto da Gunta Stölzl o, sempre nella stessa scuola, la presenza del tutto eccezionale di Marianne Brandt nel Laboratorio del metallo.

“Perché così pochi nomi?”, mi chiedevo. “Conseguenza della smemoratezza di storici e insegnanti, oppure indice di una reale assenza delle donne dai territori del progetto?”. E ancora. “Questi nomi, sono lampi nel cielo, stelle comete, presenze straordinarie, oppure sono solo un frammento di un mondo ricco di figure, storie, esperienze, competenze, lasciato volutamente nell’ombra?”

Un mondo che se indagato e ascoltato – ed è la lezione che ho imparato nel tempo – racconta storie tutt’altro che marginali e silenti. Come studentessa di architettura prima, e di ricercatrice e professionista poi, questa storia smemorata non mi è mai piaciuta ed ho cercato di dirlo e scriverlo in tutti modi, dentro e fuori l’università.

Da quando ho iniziato il mio dottorato, nel 1991, dedicato alla vita e all’opera di Eileen Gray e a seguire il post-dottorato,  nel 1998, su  Charlotte Perriand non ho mai testardamente smesso di dare risposta a questa mia domanda.

Negli anni questa voragine nella storia dell’architettura e del design  si andata lentamente (ma molto lentamente) colmandosi, anche se continuiamo ad restare  un Paese non al passo con i tempi e con il resto del mondo, come del  resto accade in altri ambiti della vita culturale e sociale italiana, purtroppo.

foto pag 179

Ritratto di Eileen Gray, Franca Pisani

Per tutti questi motivi questo libro mi rende felice. Non ci sono più alibi. E non parlo di quel richiamo al femminile ora tanto di  moda.  Progettiste brave, competenti, capaci di innovare una disciplina e cultura spesso stantie  ci sono e  ci sono state. Impariamo anche da loro. Abbiamo tutto da guadagnare”.

Il prossimo 31 ottobre Maria Grazia Eccheli presenterà il libro a Marrakech, per l’inaugurazione  del festival FEMININ PLURIEL #1. L’espace physique et mental des femmes.

E noi ci affacciamo da DietroleQuarte per mandare un forte in bocca al lupo alle nostre autrici.

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