Dietro le Quarte

IL PIÙ MALVAGIO INGANNO. Un libro in aiuto alle donne abusate da bambine

IL PIÙ MALVAGIO INGANNO. Un libro in aiuto alle donne abusate da bambine
gennaio 18
13:56 2016
[fonte dell’immagine in evidenza: DeduloPhotos – Morguefile]
 

C’è una parola, un termine inglese, che se riferito al mondo animale – come primariamente avviene – apre scenari di pace e gentilezza. La parola è “grooming”, e definisce un rito sociale amichevole in cui gli animali (pensiamo a due cavalli che si mordicchiano lievemente sulla groppa, o un gruppo di scimmie che si puliscono a vicenda dai parassiti) con quel gesto si danno reciproca conferma di affetto e indicano di non avere intenzioni aggressive. La stessa parola, che letteralmente significa “spazzolare” è utilizzata per indicare la cura che noi umani riserviamo a certi animali quando li strigliamo o pettiniamo il loro pelo. Ancora una volta vediamo il consolidamento di un legame, in un clima pacifico. Ma quella stessa parola – e chissà, forse è un peccato – è utilizzata a indicare uno dei momenti più terribili della terribile azione dell’abuso sessuale contro l’infanzia: il momento in cui l’abusante circuisce il bambino, preparando il terreno. Quegli stessi sorrisi, o quel che per gli animali è un sorriso, che coronano un bel rapporto d’amicizia in etologia si trasformano nell’imbroglio più orrifico che possiamo pensare: la circonvenzione, con l’intento di violenza.

Protagonisti di queste terribili vicende gli indifesi, i bambini ancora non in grado di capire, per i quali è anzi facile travisare e addirittura – e questo è straziante – arrivare talvolta a chiedersi se davvero sia male, quel gesto che sembrava d’affetto, e che ti viene da chi dovrebbe guidarti e proteggerti.

La maggior parte degli abusi sessuali sull’infanzia riguarda le bambine, ed è a loro, alle femmine, che il testo di Valentina Cartei e Francesca Grosso, “Oltre il silenzio”, si riferisce e si rivolge, cercando di portare un primo aiuto a chi magari non riesce ancora ad affrontare il trauma chiedendo il supporto di un terapeuta. Davvero un testo di selfhelp, autoaiuto, per lo stile accogliente, affettuoso addirittura, e così semplice pur nell’evidente espressione di competenza di chi lo scrive, e insieme di grande utilità pratica.

oltre-il-silenzio

Le autrici scelgono di rivolgersi alla lettrice dandole del “tu”: una chiave che avvicina, che spinge a conferire fiducia, che protegge.

Queste sono le sensazioni leggendo i capitoli – molto illuminanti anche per chi con questi problemi è a diverso titolo a contatto quotidiano – ben strutturati nelle due parti  “Relazionarsi a se stesse” e “Relazionarsi agli altri”, tutti chiusi con un elenco di tecniche da mettere in pratica per riflettere sul tema affrontato e iniziare a vedere una chiave di analisi e elaborazione del trauma dell’abuso sessuale nell’infanzia.

Nel fornire elementi di studio e revisione della propria esperienza per iniziare o continuare un cammino di liberazione  (riconoscimento delle emozioni conseguenti l’atto d’abuso e dei segni del trauma, impatto sulla vita adulta, difficoltà ad affrontare il problema con se stesse, con la famiglia, con la società, ecc) le autrici hanno il grandissimo merito di non censurare e anzi mettere in rilievo i pensieri più difficili da esprimere e anche da accettare: il senso di colpa, ad esempio. O la vergogna. O ancora la confusione che si può provare nel mettere in relazione sentimenti contrastanti di odio e di affetto verso la figura dell’abusante, un tabù di fortissimo impatto psicologico.

Il libro è talmente carico di informazioni e così empatico che le autrici si sentono di avvertire: “Vogliamo ricordare che mentre alcune parti saranno irrilevanti alle esperienze di alcune lettrici, altre possono essere dolorosamente vicine e portare alla luce ricordi e emozioni difficili da gestire. Perciò si consiglia di leggere questo libro quando ci si sente al sicuro e protette, facendo attenzione a ciò che si prova e senza forzarci alla lettura continuata o a seguire necessariamente i capitoli in ordine cronologico”.

Valentina Cartei lavora in Inghilterra, dove coordina i servizi di volontariato, training e ricerca per un centro antiviolenza del Sussex. Le abbiamo posto qualche domanda sulla situazione in quel contesto, e le eventuali differenze con l’Italia:

Direi che anni fa, quando ho iniziato a lavorare nel settore in Inghilterra, la percezione dalla maggior parte di figure professionali, Stato e pubblico in generale era simile alla situazione italiana, cioè l’abuso sessuale nell’infanzia veniva visto come un problema che riguardava solo poche persone, e che era facile da superare – nonostante l’Inghilterra abbia da decenni una forte rete nazionale di centri Antiviolenza (Rape Crisis England & Wales) che si batte per far riconoscere la serietà del problema e per chiedere adeguato supporto.
Tuttavia la situazione in Inghilterra è cambiata notevolmente in questi ultimi anni, specialmente da quando sono venuti alla luce vari scandali di abusi sessuali su vasta scala da parte di personaggi celebri (come Jimmy Savile) e di gang (come lo scandalo della città di Rotheram).
Ad oggi, in Inghilterra c’è sicuramente più consapevolezza che l’abuso sessuale è un fenomeno molto diffuso e ciò si riflette nell’aumento quasi del 100% di coloro che  si rivolgono al Centro Antiviolenza dove lavoro per accedere ai nostri servizi, e in un simile aumento di contatti da parte di medici, assistenti sociali, psicologi, ed altre figure professionali per ricevere il nostro training. E’ anche evidente dalla richiesta maggiore dei nostri programmi di prevenzione da parte delle scuole. Infine, lo Stato ha appositamente stanziato dei fondi a supporto dei Centri Anti-Violenza, e del lavoro specialistico che conducono con chi ha subito abusi sessuali nell’infanzia. Il mio desiderio è di vedere lo stesso livello di supporto e di interessamento in Italia perché i centri possano svolgere il loro lavoro a pieno.

Non direi che vi sono differenze da punto di vista delle possibili conseguenze riscontrate da chi ha subito violenze. Detto questo, certe conseguenze possono non svilupparsi se le persone vengono credute ed aiutate il prima possibile – e in questo forse in Italia c’è meno riscontro perché il tabù è maggiore (specialmente considerando la forte cultura della famiglia in Italia, visto che la maggior parte degli abusi avviene tra le mura domestiche) e non è così ovvio dove andare per cercare aiuto. Allo stesso tempo, ciò significa che gli interventi che hanno un buon riscontro in Inghilterra (e.g. i gruppi di supporto e il counselling basati sull’ Empowerment Model dei centri anti-violenza inglesi), potrebbero essere quindi adottati anche in Italia.

Ed è a Francesca Grosso che chiediamo dunque di parlarci dell’associazione italiana DonneOltre, della quale è co-fondatrice:

È nata nel 2009 a Piombino (LI), città di origine sia mia che della dott.ssa Cartei.
Parlando della problematica dell’abuso sessuale nell’età infantile, un tema per entrambe molto importante, e confrontando l’Inghilterra, dove Valentina aveva già una grande esperienza nel settore, e l’Italia, la cosa che colpì immediatamente entrambe era che mancava a livello nazionale un’istituzione che trattasse il problema in maniera specifica.
Iniziammo così una ricerca sul territorio, parlammo con associazioni locali, centri anti violenza, e ci convincemmo sempre più che dovevamo intervenire e creare qualcosa che potesse dare un supporto alle donne che avevano subito abusi nell’infanzia.
Dopo pochi mesi dalla costituzione dell’associazione, siamo entrate a far parte della CPO del comune di Piombino.
Il supporto che abbiamo dato inizialmente, dopo training tenuti dalla dott.ssa Cartei, erano per la maggior parte online, con una email ed una linea telefonica (Skype) dove le donne potevano chiamare due volte al mese.
Le confesso che purtroppo, essendo un tema davvero delicato, ed essendo il nostro paese, come ha già detto anche Valentina, molto chiuso e tutt’oggi convinto che tale trauma non sia poi così importante e che non abbia conseguenze sulla vita delle donne che lo hanno subito, la nostra associazione ha trovato difficoltà a farsi sentire e soprattutto ad aiutare.
Non mi fraintenda, la mia non vuole essere una critica verso l’Italia, credo soltanto che ci voglia più tempo di altri paesi e che si debba trovare il modo giusto per aiutare, spero per questo che il nostro libro arrivi a chi deve arrivare.

L’associazione si sta trasferendo in questi giorni a Bologna, ed è in costruzione il sito, che sarà attivo da fine mese. Il supporto sarà sempre garantito anche online, tramite email con psicologi volontari e una helpline. Altri progetti importanti sono in via di definizione, e nel frattempo è attiva la pagina Facebook “DonneOltre”.

Oltre il silenzio. Degli altri, quando non riescono o non vogliono capire. Della società, quando non vuole parlare. Ma anche oltre il silenzio al quale il trauma costringe le vittime stesse, paralizzandole nella gabbia del dolore. Contro tutti questi silenzi, la voce delicata ma ferma di due donne e di un piccolo grandissimo libro.

 

 

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