Dietro le Quarte

DALLA PERGAMENA AL PIXEL Interessante proposta dall’Economist dell’11 ottobre

DALLA PERGAMENA AL PIXEL Interessante proposta dall’Economist dell’11 ottobre
ottobre 23
14:38 2014

[fonte dell’immagine in evidenza: Economist.com]

“Le dita passano sulla pergamena; le pagine di pelle sono lisce come carta ma più ricche, quasi oleose. L’inchiostro nero è netto, definito, e ogni frase, latina, inizia con una lettera rossa brillante. Uno dei primi proprietari del libro vi ha disegnato una mano con un dito indice che segna, come una freccia, i passaggi migliori, quelli da ricordare”.

L’immagine – prime righe di un interessante articolo pubblicato dall’Economist – è molto, molto lontana da quanto oggi possiamo pensare come esperienza di lettura… Eppure…

La trasformazione verso il digitale per le operazioni di scrittura, pubblicazione e vendita dei libri – si sostiene lì – è solo all’inizio. E a proposito di inizio lo scritto – un lungo servizio in cinque capitoli, leggibile anche online in una forma grafica e con proposte di interazione molto interessanti –  ci propone di correre indietro fino nientemeno che a Cicerone,  e al suo “de Officiis”, scritto per il figlio.

Siamo nel 44 a.C.

Le parole del testo non sono cambiate – leggiamo – il loro contenitore tuttavia ha viaggiato verso una inarrestabile reincarnazione e metamorfosi. […] Circa 500 anni dopo la sua prima pubblicazione, quel bel libro risiede alla Huntington Library di San Marino, California, la sua casa dal 1916. Pochi libri cartacei sopravvivono cinque secoli […]. Sebbene questa copia del “de Officiis” debba essere conservata isolata, il libro è più libero che mai. Nella sua forma a stampa è stato un “hardback” e, più recentemente, un “paperback”, pubblicato in ogni sorta di edizione […] e ora è anche disponibile in tutte le forme di pubblicazione non a stampa. Lo si può leggere gratuitamente online o scaricare  l’ebook in inglese, latino e in molte altre lingue.

Molti sono preoccupati per quanto le nuove tecnologie possano significare per il futuro dei libri. […] La loro ansia non può essere liquidata come prevedibile technofobia. La transizione verso il digitale può fortemente cambiare il modo in cui i libri sono scritti, venduti e letti più di ogni altro cambiamento occorso nella loro storia, e non a vantaggio di chiunque. Veterani e rivoluzionari potrebbero finire ugualmente a gambe all’aria; Gutenberg è morto al verde […]. Ma guardare alle nuove tecnologie puramente come una minaccia al libro rischia di farci perdere un punto chiave. […]

Nessun esercito ha raggiunto il suo obiettivo più di quanto abbiano fatto i libri a stampa; nessun principe né sacerdote ha avuto più importanza dell’”Origine della specie”; nessuna coercizione ha cambiato il cuore e la mente di uomini e donne quanto il First Folio delle opere di Shakespeare […].

Il libro a stampa è un eccellente canale di informazioni dallo scrittore al lettore; l’e-book può fare altrettanto […]. Le gioie private del libro rimangono; nuovi piaceri pubblici si aggiungeranno. Qual è il futuro del libro? Più brillante di quanto le persone pensino. […]

Come sottolinea Russell Grandinetti, che sovrintende alle attività di business di Kindle di Amazon,  il libro a stampa “è una tecnologia veramente competitiva”: è portatile, difficile da rompere, offre pagine ad alta risoluzione e una “batteria a lunga durata”. […]

Le analogie con le sorti dell’industria musicale e dei giornali sono risultate imperfette. Il business della musica è crollato in parte perché il pacchetto che metteva in vendita si è sgretolato: la gente vuole poter acquistare una canzone, non l’intero album. I libri non si possono strappare così facilmente. Il business discografico ha anche sofferto perché  la pirateria è così facile: chiunque acquisti un CD può in un secondo estrarne brani musicali, e condividerli online. Creare un file digitale da un libro stampato, scansionando ogni pagina, al contrario, è un incubo. Il destino dei giornali è stato segnato dal declino della pubblicità. Per gli editori commerciali (che vendono libri ai lettori, non lettori ai pubblicitari) non è mai stato così.

E’ dove gli editori realizzano le loro vendite, tuttavia, che sta cambiando molto. Il più grande cambiamento dell’ultima decade è il declino delle librerie “fisiche”. […]

“Sono davvero dei dannati bastardi”, ha detto di Amazon Anthony  Horowitz, un romanziere inglese. “Li detesto. Mi fanno paura. E li uso sempre perché sono meravigliosi”.

economist-coverE dunque qual è la via nuova per un editore di oggi?

Al capitolo tre, che nel sottotitolo recita “Dove un nuovo tipo di autore incontra un nuovo tipo di lettore”, la sintesi estrema della risposta sta in queste righe: “Gli editori saranno vincenti solo se sapranno provare agli autori che potranno collegarli ai propri lettori come nessun altro saprà fare”.

E infine nel capitolo conclusivo, dove si butta l’occhio al futuro, guarda caso si torna a scene del passato. Per quel che ne sappiamo anche di quel lontano 44 a.C…

Ancora leggiamo:

Dei molti modi in cui la tecnologia sta lavorando perché un libro vada oltre quel che già è, uno tra quelli finora di maggior successo è stato aggiungere al libro qualcosa che i bambini amano da sempre, e che la maggior parte delle persone hanno desiderato fino al ventesimo secolo: un’altra persona che legga per loro”. Il riferimento, naturalmente, è all’audiolibro.

La tecnologia informatica può aprire una nuova via di passaggio delle parole dalla pagina al cervello, esattamente come avveniva un tempo”. (traduzione nostra)

Ad almeno parziale dimostrazione di quest’ultima considerazione, “Economist” offre la possibilità di leggere online il capitolo conclusivo del lungo articolo utilizzando l’applicazione Spritz, che accompagna i nostri occhi sulle parole del testo alla velocità preferita. E’ necessario scegliere la modalità di lettura “scroll” e aprire un account gratuito.

L’esperimento del settimanale si mostra interessante anche per la scelta grafica (il servizio è “impaginato” nella veste di libro antico, e con i segni della tazza di caffè sulle pagine), e per la possibilità di condividere immediatamente da ogni pagina i contenuti o di lasciare un commento.

Per finire ci concediamo di condividere un piccolo piacere: trovare in bibliografia, in fondo al libro, un titolo che abbiamo recentemente tradotto e che i lettori di DietroLeQuarte hanno già conosciuto: “Book Was There: Reading in Electronic Times”. Per noi: “Il libro era lì” di Andrew Piper.

Buona lettura, dalla pergamena al digitale ma anche viceversa.

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