Dietro le Quarte

HEI, VAI PIANO CON IL BRAND! Slow Brand Festival: cronaca di un pomeriggio di chiacchiera lenta e proficua

HEI, VAI PIANO CON IL BRAND! Slow Brand Festival: cronaca di un pomeriggio di chiacchiera lenta e proficua
giugno 10
14:35 2016

I slow you, Brenda.

Come sa fare solo l’arte ecco in uno slogan il sunto di tutto, del vivere lento, dell’amore per un mondo diverso e possibile. E del brand come luogo dove ciò può accadere.

L’arte in questione è quella teatrale, portata a Slow Brand Festival 2016 mercoledì scorso a Milano (nella prestigiosa cornice dei Villini Storici dell’Università Cattolica – ALTIS) dagli attori Matilde Dondena e Daniele Giulietti, su testo scritto ad hoc per l’evento dal Prof. Claudio Bernardi (docente di drammaturgia d’impresa presso la medesima Università).

ATTORI
Che cosa significhi lentezza in questo contesto è materia degli interventi che si susseguono nelle ore pomeridiane in questo convegno voluto da Patrizia Musso, ideatrice e direttrice di Brandforum.it, osservatorio culturale sul branding, consulente strategico aziendale e docente all’Università Cattolica di Milano. Nostra autrice con diversi titoli in catalogo, ha pubblicato, in proposito, “Slow Brand. La gestione socio-economica della marca contemporanea” felice indagine che tocca le quattro macroaree tematiche di Advertising, Places, Factory e Web, tutte analizzate nelle proprie potenzialità slow.

COP MUSSO
Proposto in collaborazione con L’Arte del Vivere con Lentezza, il Festival – forse anche per ricordare che siamo ben lungi da vecchie mentalità nonostante il tema appaia coperto da certo ritorno alla tradizione – sintetizza il proprio nome in #SBF016. E coglie l’occasione per tracciare – attraverso le testimonianze di accademici e rappresentanti delle imprese – un cammino ove possano coniugarsi fortuna aziendale (e, appunto, di marca) e pregnanza di contenuti, più alto grado possibile di felicità per ogni attore coinvolto (management, dipendenti, consumatori) e sostenibilità, con tutti i temi ampi che a quest’ultima riportano, fatta anche di emotività e sentimento, senza paura.

Patrizia Musso

Patrizia Musso

Maria Angela Polesana

Maria Angela Polesana

Sarà il movimento degli attori tra noi, sarà che ci han dato una matita che poi si pianta e diventa alberello e buona acqua da bere, sarà che girano ragazzi indaffarati e motivati. Fatto sta che annusiamo un buon grado di allegria. E, per chi vuole raccontare il valore del cammino di una tartaruga, è decisamente un ottimo inizio. La partenza è subito in allegria anche per noi, che non solo vediamo, oltre a Patrizia Musso, avvicendarsi sul palco altri nostri illustrissimi autori quali Maria Angela Polesana, Maura Franchi e Daniele Chieffi, ma anche, tra il pubblico, possiamo salutare (e ci scappa una bella foto) i sempre sorridenti Emanuele Gabardi e Vittoria Morganti, che i lettori di questo blog hanno già conosciuto.

Emanuele Gabardi e Vittoria Morganti

Emanuele Gabardi e Vittoria Morganti

Valore di un cammino, dicevamo. E proprio “valore” è uno dei termini che viaggiano con più fluidità sulle bocche dei relatori (e nel titolo del libro di Polesana, sociologa e docente Iulm: “Pubblicità e valori. Nuovi consumi e nuovi messaggi per una società che cambia”).

COP POLESANA
Lo usa innanzitutto Maura Franchi nella lectio di apertura, un intervento di altissimo interesse che sarà infatti ripreso da quasi tutti i relatori che a lei seguiranno. Ci parla del valore nella doppia accezione di quanto dà e accresce significato e di quanto produce ricchezza, e poi cita parole chiave che ognuno appunta sui propri fogli: sogno, relazione, alleanza, inclusione, autenticità…

Il primo panel di relatori, moderato dal giornalista di Avvenire Andrea Di Turi offre reinterpretazioni personali della lentezza. Dalla necessità e voglia di fermarsi, anche da una utile corsa, dello stesso Di Turi, alla testimonianza sul caso Mulino Bianco della responsabile, in Barilla, Julia Schwoerer (che promette a Patrizia Musso, anticipandone l’immagine, la prossima produzione di biscotti “Tartarughe”… dovremo aspettarceli davvero?) che ci parla di opportunità e  sfida del dare fiducia alle parole. Bruno Contigiani, che nel 2007 fermava la gente in corsa per strada con simboliche multe, da lì ha maturato un pensiero profondo sul rallentare come via per capire nientemeno che quale sia la strada per la felicità. Sergio Tonfi, di Superbrands Italia, rappresenta marchi che per essere “supereroi” occupano spesso un vuoto lasciato da altri, partono dall’idea che velocità sia spesso sinonimo di indifferenza, insieme a quella, superata, della necessità di fare tutto e, insieme, tutto controllare. Ascoltiamo quindi la già citata Polesana, che, docente in Iulm ed esperta in linguaggio della pubblicità, di quest’ultima ci racconta, citando anche personaggi del calibro di Bernbach e Pasquale Barbella, che “deve assomigliare alla vita”. Anche queste, parole dal sapore slow.

TARTARUGHE
E infine Alessia Coeli, responsabile Innovazione sociale e Welfare presso Altis (Alta scuola Impresa e Società) a ricordare la concreta opportunità di crescita per le aziende che si facciano lente. Qualcuna ha scelto costretta e poi ha capito il vantaggio, ci dice.

Il secondo panel è moderato dalla stessa Musso, e così ascoltiamo ancora di case history: Ravensburger e Hotelplan con – rispettivamente- Francesco Bracone e Alessandro Biasi, accompagnati da Giovanni Santilio dell’agenzia pubblicitaria Hole In One.

Sarà Paola Marazzini a stupirci abbinando il concetto di lentezza a un’azienda come Google, dove slow, in questo caso, è sinonimo di scelta e soddisfazione, luoghi in cui “il tempo non esiste”. È l’occasione per registrare un dato interessante: l’aumento del 47% nell’ultimo anno dei fruitori di long form, testi considerati lunghi (come video da 3 minuti o scritti di qualche migliaio di battute) ma invece sempre più seguiti, a difesa del ritmo slow (se, naturalmente, fonte di sosddisfazione del proprio alto interesse ai contenuti proposti).

Come sempre illuminante e piacevolissimo da ascoltare Daniele Chieffi di Eni, che con la cosueta franchezza la dice chiara: le aziende non sono le benvenute negli spazi di comunità della rete. Le community, ovviamente, sono autosufficienti nei loro giudizi, nella presentazione di contenuti. Le aziende devono farsi accettare. Siamo così lontani dalla comunicazione dall’alto! E così succede che non possono parlare solo di se stesse, ma più in generale di temi che, anche superando il brand, gli utenti possano accogliere come interessanti.

A rincarare la dose di ottimismo giungono le parole di Timothy Small di Alkemy, un ottimismo che vede nella rete la sede di un archivio di idee, progetti, pensieri mai visto nella storia dell’uomo, un serbatoio di contenuti senza tempo, dove dunque slow  è avere tutto a portata di mano, quando lo voglio. Dimenticando la rivista che butto quando ho finito di leggere, un mondo di contenuti senza tempo! Lo dice con passione, e ce la trasmette.

Ascoltiamo allora con rinnovata apertura mentale dei casi Manymal e Vicini di Casa, e poi quanto ci riportano Alessandra Olietti e Patrizia Musso a proposito della ricerca di scenario “Slow Life” curata da Brandforum. Assistiamo alle premiazioni Slow Brand e Slow Boss 2016, e poi tornano gli attori.

Siamo quasi alla fine del pomeriggio. Fuori, come sta succedendo a Milano in questi giorni di tarda primavera, gli alberi si stanno agitando: si sta avvicinando il temporale quotidiano. Chiudiamo il vento oltre i vetri, riparati, guardiamo la natura che là fa quello che deve. Mentre ci alziamo, la sala si riempie di sorrisi e saluti, qualcuno si avvia al buffet. Abbiamo fame, e oggi ci sembra così slow poterlo dire.

ESTERNO

 

 

 

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1 Comment

  1. BF
    BF giugno 13, 18:46

    Grazie per il sentito resoconto del nostro evento #SBF016. Alla prossima edizione!

    Reply to this comment

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