Dietro le Quarte

LA BOCCA TACE, PARLA IL CORPO PER NOI

LA BOCCA TACE, PARLA IL CORPO PER NOI
maggio 27
16:01 2016
[nell’immagine in evidenza, la copertina di “Segnali del corpo” e il poster da comporre con le pagine 243-253 del libro]
 

Se si potessero tradurre in parole i messaggi del nostro corpo potrebbero venire fuori scambi di questo tenore:

A: Buongiorno (beh, si fa per dire, non mi interessa tanto che per lei sia buono), sono tesissimo all’idea di incontrarla, e vorrei essere da un’altra parte.

B: Buongiorno a lei (non che mi interessi più di tanto); io vorrei mostrarle la mia forza, mi sento un vincente, e anche a lei superiore. Anzi, guardi, lei mi fa anche un po’ ribrezzo.

A: Ho una paura nera e sto cercando di sputare il rospo per liberarmene, mentre mi proteggo dalla sua violenza.

B: Guardi, io sono molto sicuro delle mie doti e ora cercherò di sottometterla a me e non darle la possibilità di ribattere.

A: Sono qui ma sto per fuggire, a meno che la rabbia che sta superando il mio disagio non mi permetta di aggredirla fisicamente.

B: Oh, nulla mi smuove, pidocchio.

A: Ho bisogno della sua attenzione ma la odio. A mai più rivederla.

B: Altrettanto.

Qualcosa di decisamente improponibile, nella vita di relazione tra le persone.

Ma se riusciamo a censurare le parole e – con l’eccezione di qualche lapsus – scegliere cosa dire, nulla possiamo contro i movimenti e la postura, e tutto quanto il nostro corpo ha da dire, e ahinoi dice, partecipando alla comunicazione per ben il 90%.

Più ne siamo consapevoli, più avremo il vantaggio di un po’ di autocontrollo e, soprattutto, della comprensione del messaggio dell’altro.

Ad aiutarci nello studio di questo affascinante tema un nostro best seller, che viene in questi giorni ristampato per la trentacinquesima volta da quel 2002 che lo vide nascere in Italia.

È “Segnali del corpo” di Vera Binkenbihl, tradotto da Maria Elisabetta Tonin Dogana: le cinque edizioni in tedesco e le traduzioni olandese e spagnola, e i dati di vendita che sfiorano le 50mila copie, sono inequivocabile testimonianza del suo valore e dell’interesse che ha destato.

Difficile pensare ad un’opera più completa: ogni piccolo movimento vi è analizzato, dalle mani alla bocca, addirittura alla melodia della nostra voce o al cosiddetto “linguaggio organico”: tosse ed eruttazioni, per intenderci.

Tutto è significativo, portatore di un messaggio. E l’autrice, è il caso di dirlo, ci mette a nudo.

Psicologa e giornalista di formazione statunitense, dal 1972 opera in Europa e vanta la firma di molti altri fortunati volumi. A questo link l’elenco, manuali che trattano i temi del comunicare: porre domande, capire e farsi capire, persuadere.

C’è un aspetto particolarmente piacevole e utile, in questo libro: l’attenzione al nostro personalissimo corpo, innanzitutto. A quanto dice prima che agli altri a noi, e la Birkenbihl ci insegna a sentirlo, capirlo. Una serie di mini-esperimenti della durata di un quarto d’ora circa ci guidano in questo percorso di autoformazione e consapevolezza.

E poi, naturalmente, quelle pagine ci danno tutte le informazioni necessarie per andare oltre le parole nella comprensione di quanto ci viene comunicato dagli altri, si tratti di incontri personali o professionali.

Tiene la cartelletta sotto braccio? L’atteggiamento è di apertura, ben diverso dal collega che si presenta stringendosela al petto. Cammina sulle uova mettendo avanti il ginocchio? Prudente. Ma potrebbe trattarsi anche di insicurezza. Si morde le labbra? Magari non vuole lasciarsi sfuggire qualcosa. I suoi occhi vi dicono disinteresse? Molto probabile, ma trovate conferma, prima di esserne sicuri, dalla posizione del petto, segnale più importante.

Piccoli esempi, semplificazioni di quanto, insieme a molto altro – a copertura di pressoché tutte le possibili forme di movimento e micromovimento corporeo – estesamente si tratta nel volume.

E per costruirsi un memorandum, 6 pagine, in fondo al libro, da ritagliare per comporre in un poster, con una figura umana al centro e, intorno, un riassunto delle regole principali e l’indicazione dei capitoli nei quali sono state trattate. Libro e “bigino”, insomma, tutto in uno.

E attenzione a quale sarà la vostra postura mentre leggerete sul muro quelle informazioni! Ma a quel punto, forti della lettura appena compiuta, avrete modo di verificare con quale atteggiamento vi state ponendo di fronte al tema. Potremmo chiamarla, che so, un po’ per scherzo, metacinèsi?

Non scherzava Marta Graham, la famosa coreografa fondatrice della danza moderna, a usare quel termine per intendere l’empatia e lo scambio emotivo, nel movimento, fra danzatore e spettatore. Bella immaginarla come una possibile danza, la scena di noi davanti a quel poster.

 

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