Dietro le Quarte

LA PAURA DENTRO CASA. Un libro per aiutare le donne maltrattate (e anche gli uomini)

LA PAURA DENTRO CASA. Un libro per aiutare le donne maltrattate (e anche gli uomini)
aprile 13
15:49 2016
[fonte dell’immagine in evidenza: clarita – Morguefile]

 
Scendete in strada. Guardatevi intorno. Non sarà difficile calcolare, anche a occhio, il passaggio di cento donne. Molto più difficile credere, e accettare, che non una o due – e sarebbero già troppe rispetto all’auspicabile zero – ma ben quattordici di loro hanno subìto maltrattamenti dal proprio partner, psicologici e/o fisici.

È questo il dato che deve essere più che allarmante, e che inevitabilmente risulta anche angosciante e pauroso, dal quale parte la psicologa Alessandra Pauncz per parlarci di violenza domestica.

Per parlarne, innanzitutto, alle donne vittime, perché possano capire quelle che appaiono loro come contraddizioni mentre si trovano a vivere il rapporto con un uomo violento, un uomo che però hanno amato, scelto, e dal quale spesso non riescono a staccarsi.

Lo fa, la Pauncz, in un libro appena uscito per la collana di Self-help, che ci fornisce strumenti di facile utilizzo pur senza uscire da rigore e serietà: “Dire di no alla violenza domestica. Manuale per le donne che vogliono sconfiggere il maltrattamento psicologico”.

C’è chi – e l’esempio riporcop pauncztato nel libro, certamente limite ma purtroppo vero, ci fa rabbrividire – non riesce a credere di vivere una tale situazione, e per riuscire a convincersene porta in tasca, ormai sgualcito per le tante volte in cui è stato tirato fuori e poi ripiegato, un foglio del pronto soccorso, dove un giorno, proprio perché venisse scritto da qualche parte “riferite percosse” si è recata. 50 anni di violenza e la necessità di leggerlo scritto lì, perché proprio non ce la fa a credere che sia vero.

Parla alle donne la Pauncz, ma uno dei punti centrali, certamente da rilevare per importanza e rarità dell’approccio, è che nel trattare l’argomento tocca anche l’uomo, le sue problematiche, i suoi perché.

“Nel sentire gli uomini raccontarsi – dice l’autrice, che si occupa di questo difficile tema da vent’anni – ho capito che “potere e controllo” era una parte della storia e non tutta. […] Questi uomini cercano e qualche volta ottengono potere e controllo, ma non sono spinti da queste idee. Questi uomini sono spinti dalla paura e dal senso di impotenza. La paura di non essere abbastanza apprezzati, la paura di non essere amati, la paura di essere abbandonati, la paura di non essere abbastanza bravi a fare le cose, la paura di farsi vedere fragili, la paura che gli altri li vedano deboli, la paura dei sentimenti di paura che provano”.

Diciamo sin da ora, data l’importanza di curare questi individui, almeno quelli che arrivano per fortuna a voler cambiare, che in Appendice sono elencati – dopo aver ricordato, e ricordiamolo anche qua, il numero verde 1522 per le vittime di violenza  –  i centri italiani di cura degli uomini maltrattanti. La giovane età di questi centri purtroppo fa sì che in Italia non siano state recepite come obbligatorie le linee guida europee che richiedono di dar conto alle vittime dello svolgimento del programma, soprattutto nel caso di interruzione della terapia o in cui gli operatori ritengano che la donna sia in pericolo. Non c’è obbligo, ma si auspica che i centri provvedano, ovviamente.

Come per qualsiasi gravissimo reato non v’è dubbio che sia di estrema, decisiva importanza capire le motivazioni personali che spingono a rendersi colpevoli, e che sia necessario agire sulle cause per tentare di modificare i comportamenti. Ecco perché il valore di questo lavoro risiede anche nell’aver voluto rendere conto di quanto si possa fare in questo senso.

Ma le prime destinatarie del libro, quelle così bene simboleggiate da quella fotografia di copertina, sono le donne vittime, ridotte a ombra perché spesso vivono nascoste, o addirittura per lungo tempo non riescono a riconoscere come violenza un comportamento che per altri sarebbe identificabile con immediata evidenza come tale.

A quelle donne Alessandra Pauncz si rivolge con decisione e dolcezza, con linguaggio chiaro, e soprattutto – e questo è quasi stupefacente, mentre leggi il libro – anticipando, ci sembra, le domande che via via una persona che vive quella situazione può trovarsi a voler formulare.

Come è potuto accadere? Perché? Non sarò forse io matta a vedere cose che non esistono? Ho forse io colpa di tutto questo? Potrò uscirne da sola? O è meglio chiedere aiuto, e a chi? Come posso proteggere i miei figli? Riuscirò a crescere il mio figlio maschio diverso da suo padre? E come è possibile che io ancora voglia bene a quest’uomo?

Sembra non esserci domanda, per quanto anche difficile da accettare, che l’autrice non affronti in questo manuale. E se invece ci fossero, altre domande che qui non hanno trovato risposta, Alessandra Pauncz si rende disponibile al contatto privato: “Se vuoi – dice rivolgendosi con tono amichevole e pacificante alla potenziale lettrice – non esitare a contattarmi, mi trovi facilmente attraverso il mio sito (www.alessandrapauncz.it), mi impegno a risponderti personalmente”. Un gesto prezioso, dal punto di vista umano e professionale, per chi si occupa  nientemeno che della vita di donne che non trovano respiro in casa propria, guardando chi magari un giorno aveva loro detto “Non posso vivere senza di te”. Probabilmente dicendo la verità, ma senza chiarire il ruolo che alla donna avrebbero chiesto di rivestire.

 

 

 

 

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