Dietro le Quarte

I MUSEI MILANESI DA EXPO IN AVANTI. Un libro prezioso (e riflessioni in una bella sala)

I MUSEI MILANESI DA EXPO IN AVANTI.  Un libro prezioso (e riflessioni in una bella sala)
novembre 18
15:55 2015

Le guglie del Duomo sono a un passo, lì dietro le vetrate del quinto piano del Museo del Novecento, sala Fontana. Sembra di toccarle stando in volo, mentre lo sguardo verso la strada là sotto e dentro la Galleria, da qua senza il sonoro, ti mostrano il noto volto delle formiche veloci e operose, così connotante di questa città, nel suo bene e nel suo male, ché anche quello, si sa, va guardato.

Ma sentir parlare di Milano in questo contesto, e nello specifico di cultura a Milano, e di musei, è davvero pacificante.

Al tavolo, là sulle guglie, c’erano ieri mattina l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno, il Direttore Centrale Giulia Amato, Stefano Rolando, docente di Politiche pubbliche per le Comunicazioni, e – lo diciamo qui con grande orgoglio – i “nostri” Emanuele Gabardi e Vittoria Morganti, curatori del libro – più volte definito “prezioso” – “Musei di Milano. Lo spettacolo della cultura e della bellezza al tempo di Expo”.

gabardimorganti tavolo

Il testo, appena pubblicato (e che fa seguito ad un analogo lavoro sui Musei di Torino) affronta l’affascinante e poco indagato tema della comunicazione di alcuni musei della città. I contributi sono stati raccolti presso gli operatori di Museo Bagatti Valsecchi, Pinacoteca di Brera, Soprintendenza Castello Sforzesco, Museo Diocesano, Fondazione Hangar Bicocca, Museo del Novecento, Museo Poldi Pezzoli, Palazzo Reale, Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci, Museo di Storia Naturale.

Ieri molti di loro erano presenti, e tutti parecchio soddisfatti – a ragione – per i dati diffusi dall’assessorato, che segnala un incremento medio del 50% sugli ingressi (il dato confronta i semestri maggio/ottobre 2014 e 2015) con punte del 128% per il Castello Sforzesco e addirittura del 382% per il Museo del Duomo.

In totale, in questi mesi milanesi segnati da Expo, nei musei sono entrati cinquecentomila visitatori in più. Certamente grazie all’affluenza per l’importante manifestazione, ma anche alla comunicazione che di sé hanno saputo dare, e alle iniziative che nel corso dell’ultimo anno hanno migliorato l’offerta e l’accessibilità.

gabardimorganti loro due

In questo libro – segnalano i curatori, entrambi partner partner de “i Chiocciodrilli”, impresa di comunicazione culturale –  il focus è centrato sulle modalità comunicative adottate da alcuni musei della città per avvicinarsi al pubblico sempre più mutevole del nostro oggi, formato da individui differenziati per cultura e aspettative.

Eppure, ci piace pensarlo, questo è anche un libro che rappresenta un segnale, un invito a guardare meglio a questa città unica nel panorama italiano rivolto a chi la visita e, soprattutto, a chi la abita, magari un po’ distrattamente.

Perché Milano è davvero bella ma non ama ostentare le sue doti, che bisogna saper scoprire”.

In quest’ottica è bene ricordare l’importanza del costituirsi rete, così come ricorda Del Corno quando afferma che i musei sono mossi secondo “un approccio mai competitivo ma sempre coopetitivo e finalizzato alla costruzione di un’offerta coerente e attrattiva, che ha creato un vero e proprio network”.

“Un valore – auspica l’assessore, che firma anche la prefazione al libro – che va implementato in futuro con collaborazioni sempre più strette e feconde, tese verso l’obiettivo di confermare l’identità di Milano quale straordinaria “città d’arte””.

Era dunque un clima di ottimismo quello che aleggiava ieri in una sala piena. E saper radunati così tanti operatori che a vario titolo sono custodi e protettori, per noi tutti, di un patrimonio di inestimabile valore anche per la nostra memoria rende comprensibile il sorriso così felice di Vittoria Morganti, quando prende parola e ricorda la collaborazione così puntuale ricevuta da tutti, e con quel sospiro dei lunghi lavori terminati con soddisfazione si lascia scappare anche un ricordo semplice ed emozionante: quel giorno in cui sono arrivati i primi materiali, da Cristina D’Addato e Deborah Chiodoni del Museo della Scienza e Tecnologia. Da lì una serie di incontri importanti, che hanno portato a un volume ricchissimo dove naturalmente non si nascondono anche le problematiche e una riflessione sugli aspetti migliorabili.

gabardimorganti pubblico

Ci piace a tal proposito riportare uno stralcio della postfazione di Stefano Rolando, di estremo interesse e sprone così come lo è stata la sua relazione conclusiva all’incontro in Sala Fontana, dove ha avuto modo tra l’altro di sottolineare l’auspicabile collaborazione tra i settori della cultura e del turismo. Non facile, tutt’altro. Ma necessario.

Leggiamo le sue parole in chiusura del testo:

(…) il museo è prima di tutto impresa (cioè fabbrica di prodotti/eventi e organizzazione di nuovi comportamenti percettivi) che automaticamente diventa mappa strategica. Connotato, questo, che deve farsi ancora un po’ strada e quindi irrobustirsi nel vocabolario amministrativo corrente.

Come sempre la comunicazione segue le scelte politiche – magari pressandone la nascita, magari tirando per la giacchetta i decisori grazie allo sguardo comparativo sempre vigile – ma certo mette le sue doti migliori nel performare.
Ed è per tale ragione che questo libro giunge con un tempismo formidabile all’appuntamento. L’approccio che gli autori hanno in larga prevalenza tenuto sullo specifico comunicativo fa dell’inventario tematico qui emerso un dossier utile ai tecnici, ai gestori, ai professionisti, all’amministrazione pubblica, agli imprenditori e alla politica.

Quando si salta in avanti tutti i complici del cambiamento hanno l’obbligo di una creatività specifica. Cioè tutti debbono fornire nuovi strumenti interpretativi fuori dalla genericità e dal compiacimento di voler appartenere in modo vago ad un mondo nuovo e profumato dalle migliorie possibili.

Senza la cassetta degli attrezzi quel profumo è effimero. E Milano è città che lavora da troppo tempo sull’immaterialità per sapere che tra effimero e sottile, ovvero tra evanescente e trasparente ci sono belle differenze.

Ha scritto Emanuele A. Arslan, introducendo qualche anno fa una guida ai musei della città, patrocinata dal Comune, una constatazione interna a questo “salto di qualità” – e quindi meritoria – ma ancora vittima della fragilità comunicativa del sistema: “Milano, quindi, è città di musei e i Musei fanno la città. Ma ciò al visitatore non avvertito non appare”.

La via per cui ciò “deve” apparire, mi sembra ora meglio tracciata.

 

 

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