Dietro le Quarte

I NOSTRI AUTORI: BERNARDO PAOLI

I NOSTRI AUTORI: BERNARDO PAOLI
dicembre 05
13:22 2014

Laggiù in California, ai piedi di quella sequoia antichissima che ha dato il suggestivo nome alla città di Palo Alto, nasceva sul finire degli anni Sessanta il Progetto di Terapia Breve, studiato e sostenuto – anche nell’attività dell’omonimo Centro – da nomi prestigiosi tra i quali spicca senz’altro quello di Paul Watzlawick.

Con lui, in Italia, Giorgio Nardone ha fondato il Centro di Terapia Strategica di Arezzo per la cui sede torinese coordina la formazione Bernardo Paoli, entrato recentemente – ed eccoci a noi! – tra i prestigiosi autori del catalogo FrancoAngeli.

Bernardo Paoli è Coach e Psicoterapeuta Strategico, docente internazionale di “Comunicazione e Problem Solving Strategico” e di “Psicoterapia Breve Strategica”. L’approccio strategico breve, che vanta l’86% di efficacia terapeutica con una media di 7 sedute, è descritto da Paoli, sul proprio sito personale, con parole di grande incisività che non possono non destare interesse:

Per quanto un problema possa essere doloroso o duraturo la sua soluzione non deve essere necessariamente altrettanto lunga e dolorosa. L’intervento strategico è breve ed efficace, focalizzato alla soluzione dei problemi presentati dai pazienti, mirato ad estinguere rapidamente la sintomatologia invalidante dando un immediato sollievo (generalmente entro le prime 4 sedute).

Avvalendosi di una rigorosa metodologia di ricerca empirico-sperimentale […] l’Approccio Strategico rappresenta una vera rivoluzione in quanto, piuttosto che scavare nel passato alla ricerca delle cause dei problemi, cerca di costruire un futuro improntato al benessere e all’equilibrio nei tre ambiti di vita: la relazione con se stessi, con gli altri e con il mondo.

1250_239Peculiare, e per nulla scontato guardandosi intorno nel mondo delle psicoterapie, la grande apertura del nostro autore al contatto con chiunque fosse interessato alla sua attività: pagina Facebook, numero di cellulare, indirizzo mail e un sito dettagliato sono a disposizione di tutti. Qui la pagina contatti per chi volesse approfittarne.

E a proposito di relazioni, non poteva mancare nella sua bibliografia – e siamo felici di ospitarlo oggi in catalogo – un testo che, nell’affrontare il tema della ristrutturazione strategica (termine introdotto da Watzlawick nel ’74) parte dalla Parola. “Come parla un terapeuta”, che gode della prefazione di Nardone e ne riporta il lavoro con trascrizioni di dialoghi raccolti durante le sedute, ci permette di entrare nello studio, sederci tra paziente e terapeuta e… ascoltare. Paoli ci accompagna così tra paradossi, analogie, aforismi, coloriture… gli strumenti linguistici che stanno alla base del rapporto dialogico costruttivo.

Notiamo, nella trascrizione di una serie di sedute guidate da Nardone, che il terapeuta ad un certo punto passa dall’uso del “lei” al “tu”, mentre il paziente rimane fermo sul “lei”. Chiediamo spiegazioni a Paoli, che ci dice:

Dal nostro punto di vista (strategico) il senso di vicinanza con il paziente è fondamentale e il passaggio dal “lei” al “tu” viene ricercato ogni volta con il paziente, almeno che non si stia facendo una consulenza aziendale o coaching con un top manager, in tal caso si mantiene il “lei”. Con i pazienti invece si cerca di arrivare il prima possibile al “tu” proprio per creare un senso di prossimità. In più per il paziente della trascrizione, con un disturbo ossessivo, la formalità fa parte del disturbo. Dare del “lei” non è solo una convenzione ma è parte integrante del non affidarsi fino in fondo, del non lasciare il controllo sul proprio disturbo e, come lei ha notato, fa fatica ad abbandonarlo. Tant’è che quando Nardone inizia a dargli del “tu” lui resta ancorato alla protettiva distanza del “lei”, che abbandonerà in quarta seduta (p. 40) nel momento in cui ha fatto esperienza dello sblocco della sintomatologia, esperienza che gli fa dire che ha fatto bene a fidarsi del terapeuta.

E proseguendo nel nostro compito di sbirciare dietro le quarte, non ci resta ora che spostare la luce dalla vita del paziente a quella del terapeuta, chiedendogli con qualche domanda più personale di mostrarci un altro aspetto di sé, che né il libro né una seduta potrebbero svelare a noi curiosi…

 

Quanto e come le vite degli altri, così tanto ascoltate, si inseriscono nella sua?

Fare lo psicoterapeuta è il mestiere più bello al mondo. Il cammino fatto nel corso degli anni per arrivare fino a questa professione è stato impervio, e a tratti confuso, ma guardandomi alle spalle mi è davvero chiaro che non averi potuto fare altro nella vita. Sono d’accordo con Primo Levi quando afferma che l’amare il proprio lavoro è la migliore approssimazione concreta della felicità sulla terra.

Questo mestiere mi dà la possibilità di guardare alla vita da un punto di vista davvero privilegiato: mentre aiuto gli altri ad uscire dalle loro trappole, aiuto anche me stesso a non entrarci in quelle trappole. Il terapeuta si trova in quella situazione un po’ atipica che gli antichi descrivevano, nel loro linguaggio, così: “Il maestro apprende dalle lezioni che impartisce”. Articolando le parole in modo tale che queste abbiano un effetto terapeutico sulla persona che ho davanti, articolo contemporaneamente un percorso di continua crescita personale.

Quindi le vite delle persone che seguo come psicoterapeuta, o come consulente, entrano pienamente nella mia vita, e sono per me fonte di costante insegnamento”.

 

Cosa le piace fare nel tempo libero?

“Non sono solito fare la divisione tra tempo lavorativo e tempo libero, perché in un certo senso lavoro sempre e sempre mi sento libero. Preferisco usare un’altra distinzione: tra tempo dedicato a me stesso, e tempo dedicato agli altri. Quando dedico il tempo a me stesso di solito mi rilasso con un bel film (semmai di Zhang Yimou), con un cartone animato (rigorosamente di Hayo Miyazaki) o con un bel libro, oppure faccio esercizio fisico, o mi alleno a fare giochi di prestigio (a breve diventerò ufficialmente prestigiatore)”.

 

Quali letture predilige, lei che indaga quotidianamente la Parola?

“Adoro la poesia (E.E. Cummings è il mio preferito), la saggistica sulla psicoterapia strategica, sulla psicologia manageriale e sull’illusionismo, i libri sugli inganni della mente, e sui misteri svelati (tipo quelli del CICAP, per intendersi), poi i libri illustrati, e i romanzi d’autore e di fantasia. Alcuni esempi:

La top-five dei libri che mi hanno cambiato:

Change, di Paul Watzlawick

Una bambina, di Torey Hiden

Trattato dell’efficacia, di François Jullien

Le Lettere di Lorenzo Milani

Il favo stillante, di Paolo Bizzeti

La top-five dei libri che mi sono “bevuto” tutto d’un fiato:

Harry Potter e i doni della morte, di Joanne K. Rowling

Per 10 minuti, di Chiara Gamberale

Leader per vocazione, di Chris Lowney

Come ci si inventa, di Heinz von Foerster e Ernst von Glasersfeld

Conduttori, di Enzo Spaltro

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