Dietro le Quarte

OLTRE LA GABELLA. Per una cultura nuova del sistema tributario

OLTRE LA GABELLA. Per una cultura nuova del sistema tributario
ottobre 07
17:01 2016

Ah, le tasse. Niente, sembra davvero che in Italia non ci sia nulla da fare: sempre troppe, inique, brutte. Ed evase.

A inizio anno era stato così stimolante leggere il libro di Alessandro Giovannini “Il re fisco è nudo”, e i nostri lettori ricorderanno il post di marzo che ne dava informazione. Il libro ha avuto il successo che meritava, e l’autore con lui: invitato da testate di primo piano come UnoMattina, Rai Economia, La Gabbia Open, Porta a Porta, Repubblica, Sole 24 Ore ha potuto ulteriormente divulgare un messaggio importante: è possibile far funzionare la macchina fiscale, ma solo ripartendo da legalità ed equità, rendendo le tasse un po’ meno brutte, sopportabili per tutti, e utili nell’ottica della “ragionevole imposizione”. Toni decisi e parole concrete ma aperte a guardare le ragioni di tutti, frutto di un’analisi scevra da pregiudizi e tesa alla proposta.

Eppure, nonostant1420_1_184e gli sforzi degli analisti e le conseguenti indicazioni, come strilla la copertina della nuova edizione riportando le parole di Paolo Pagliaro, “Lo scandalo fiscale in Italia si consuma nella generale indifferenza!”.
È, quella in libreria tra pochissimi giorni, un’edizione ampliata, proposta dopo che – come indica l’autore nella nuova premessa – “dall’uscita della prima edizione niente di serio è stato fatto sulla via dell’equità e della legalità. Neppure il cantiere è stato aperto. Solo nuvole di parole”. Saranno pure dentro una nuvola, ma sono la voce di una battaglia culturale, che Giovannini raccoglie oggi anche presso i cittadini incontrati in giro per l’Italia. Questi i contenuti del nuovo testo, insieme all’aggiornamento dei dati economici e alla proposta di nuove tematiche quali la favola del “fisco amico”, lo sperpero di denaro pubblico, la crisi di liquidità delle imprese o la vicenda di Apple. “Pagare equamente e pagare tutti” è la soluzione auspicata da chi continua, con l’autore, a “vedere l’equità fiscale come principio fondante della dignità della persona”.

Offriamo ai lettori di Dietro Le Quarte un ampio stralcio da un capitolo particolarmente interessante e attuale:

 

4. Da Apple ad Amazon: l’elusione

[…]

Eludere vuol dire aggirare le leggi tributarie per pagare minori imposte di quelle altrimenti dovute. Questo aggiramento si concretizza, il più delle volte, in ardite forme di ingegneria giuridica, con scatole societarie sovrapposte le une alle altre, con contratti formalmente ineccepibili, ma sostanzialmente privi di contenuto. Per farla breve, l’elusione consiste in comportamenti contrari alla buona fede oggettiva, privi di ragioni economiche, tenuti al solo fine di ottenere vantaggi fiscali indebiti. Le norme di legge sono rispettate, ma il rispetto è solo formale, perché esse, nella sostanza, sono utilizzate non per perseguire le finalità loro proprie, ma, come detto, per non page le imposte o pagare minori imposte.

Pagare meno – il c.d. risparmio d’imposta – non è comportamento di per sé illecito. Lo diventa se, per raggiungere quest’unico fine, il diritto e le sue regole sono piegati in maniera artificiosa, truffaldina, ingannevole.

Nel nostro paese è vietato eludere (tecnicamente si dice che è vietato abusare del diritto),  anche se chi elude ha da temere soltanto una sanzione amministrativa. Scelta, questa, molto discutibile: omettere scontrini fiscali può comportare la sanzione penale; abusare del diritto per ottenere ingenti vantaggi fiscali, invece, comporta una misura amministrativa. Qualcosa, anche a naso, non torna.

Al di là di questo, l’elusione è fenomeno che supera i confini nazionali.

Ad esempio, l’impresa statunitense “Mela” costituisce in un paese europeo la società “Baco” consentendo a questa di utilizzare il marchio e il software progettati negli Stati Uniti. “Baco” sfrutta i benefici fiscali di quel paese europeo, raggiungendo accordi con le autorità fiscali che prevedono la detassazione degli utili per il 98 per cento. “Baco”, a sua volta, costituisce un’ulteriore società, “Calicina”, con sede in un altro paese dell’Unione, il quale permette di fare uscire denari verso “paradisi fiscali” senza nessuna segnalazione alle autorità valutarie. “Calicina” è legata a “Baco” da un contratto, formalmente ineccepibile, avente anch’esso ad oggetto lo sfruttamento del marchio e del software. In forza di questo contratto, “Calicina” deve corrispondere a “Baco” royalties ingentissime. Queste vengono bonificate a Baco che, però, a sua volta si avvale di una “scatola”, identificabile solo per il codice Iban, collocata in un paradiso fiscale. Le royalties, quindi, finiscono in paradiso e lì godono della pace fiscale eterna.

In forza dell’accordo con le autorità fiscali del primo paese e in virtù di oculate strategie contabili, nei paesi dell’Unione le imposte pagate sono ridotte all’osso, quasi inesistenti.

Nessuna legge è formalmente violata, ma l’intera costruzione è realizzata al solo scopo di non pagare le imposte. Questo sarebbe, per la Commissione europea, il caso di Apple, che alla fine della fiera avrebbe sopportato una tassazione sugli utili dello 0,005 per cento (non c’è nessun errore di stampa). Il paese ospitante, l’Irlanda, avrebbe di fatto concesso ad Apple un aiuto di stato, vietato dal Trattato sul funzionamento dell’UE.

Il caso Apple, balzato alle cronache in tempi recenti, non è l’unico. Amazon, McDonald’s ed altre grandi imprese sembrano avere elaborato schemi simili.

La soluzione di questi casi, al di là di proposte immediate frutto di scelte tecnocratiche, come può essere quella di istituire la Common consolidated corporate tax base (o CCCTB), passa da politiche chiare ed univoche. Il punto reale sul quale l’Europa è chiamata ad una scelta definitiva è l’attribuzione della sovranità impositiva all’Europa stessa, evitando, così, che all’interno di un simulacro unitario si perseveri in politiche aggressive di con-correnza fiscale tra gli stati membri. Ne riparleremo quando si affronterà il tema del “tributo merce” (capitolo sesto).

 

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