Dietro le Quarte

OPEN ≠ FREE. Se l’accesso alla ricerca è “libero”

OPEN ≠ FREE. Se l’accesso alla ricerca è “libero”
giugno 26
08:50 2018

La lingua inglese – che com’è noto utilizziamo tal quale in molti contesti professionali – non distingue “libero” da “gratuito” nel significato del termine “free”. È per questo che, se indichiamo che un testo è distribuito in “Open Access” non dobbiamo cadere nel facile errore di leggere (solo) la gratuità, con tutto quello che può comportare nella nostra idea, più o meno aderente al vero.

È insomma sicuramente “libero”, open, e non solo free

La modalità “open” fa riferimento, naturalmente, a qualcosa di molto più importante della gratuità: a una filosofia della distribuzione di conoscenza a disposizione dei più, anche e soprattutto fuori dall’accademia. All’accesso libero, o aperto.

Una casa editrice come FrancoAngeli, che della passione per la conoscenza – qui intesa come ricerca scientifica – ha fatto da sempre la sua tag-line (ai tempi si diceva “slogan”…) non può non partecipare, e con convinzione, all’attività editoriale e culturale dell’Open Access, regolamentata in tempi relativamente recenti (modificazioni dalla Legge 7 ottobre 2013, n. 112).

Come si legge nella pagina del sito dedicata:

Non è un problema che si esaurisce nei costi di accesso o nelle varie tecnicalità atte a rendere disponibili dei file o dei metadati. Occorrono interazioni efficaci tra elaboratori di contenuti (autori) e comunità di fruitori (operatori e professionisti in particolare). È un problema cognitivo: è necessario limare la distanza tra i codici culturali propri dei produttori e quelli dei fruitori. Per fare ciò, occorre uno sforzo e un’interazione in cui più attori impegnino le loro competenze. Se gli autori sono la fonte dei contenuti, l’intervento di un terzo (dotato di adeguata professionalità e in ruolo dotato di sufficiente autonomia) aiuta a contenere i rischi di autoreferenzialità e ad aggregare le voci disperse dei fruitori.

Un editore seleziona, certifica, aggrega, diffonde. Oltre naturalmente a poter offrire tutti i servizi aggiuntivi quali editing, impaginazione, produzione copie cartacee o formati EPUB/MOBI. Ecco il senso della proposta di una piattaforma dedicata – all’interno del più ampio contenitore web “FrancoAngeli Journals&Series” per la gestione delle riviste e delle monografie peer reviewed – dove i testi Open Access restano permanentemente disponibili.

Tra i vantaggi di questa scelta, per gli autori, sottolineiamo l’integrazione dei titoli OA nel ricco catalogo generale di riviste e collane della casa editrice, operazione che favorisce facilità di ricerca per l’utente e impatto e visibilità per l’autore, con la garanzia di un posizionamento privilegiato sui motori di ricerca (clicca sull’immagine qui sotto per visualizzare due esempi).

“Credo che pubblicare in open access – aggiunge Matteo Caroli, curatore del Rapporto CERIIS sull’innovazione sociale – sia un’ottima opportunità sia per facilitare la diffusione del testo, sia per limitare la stampa al numero effettivamente necessario di copie cartacee.”Laura Fedeli, ricercatrice in Didattica e Pedagogia speciale per l’Università di Macerata, ha recentemente pubblicato con noi (ovviamente in Open Access!) il volume La ricerca scientifica al tempo dei social media, per la collana “Media e tecnologie per la didattica”. In questa pagina è possibile scaricare il volume, che indaga nello specifico la questione Open Access al quarto capitolo.

La cultura open access – sottolinea Fedeli – ha sicuramente modificato anche le modalità di visibilità e reputation building del ricercatore.  La pubblicazione in open access modifica, infatti, i valori di impatto di un prodotto di ricerca sulla comunità scientifica. Occorrerebbe riflettere, inoltre, su come si inserisca, in questo panorama, la sempre più diffusa abitudine al self-archiving, ossia la pubblicazione dei propri lavori in archivi personali, istituzionali e archivi aperti e quali implicazioni si generano dall’utilizzo dei social network accademici come archivi aperti.

Anche Invalsi, l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione, ha scelto – dopo un confronto sul tema con la nostra casa editrice – la via OA. Rita Marzoli, Responsabile Biblioteca e Centro Documentazione, ce ne spiega le motivazioni:

All’INVALSI abbiamo scelto l’accesso aperto perché crediamo nella libera condivisione e circolazione delle conoscenze. Come ente di ricerca abbiamo la responsabilità di favorire e stimolare la comunicazione scientifica: farlo attraverso le vie dell’accesso aperto, siano esse gold o green, significa perseguire certamente la via dell’equità. In questo contesto nasce la collana Open Access “INVALSI per la ricerca”. L’obiettivo è quello di diffondere, attraverso un’opportuna collocazione editoriale, le attività di ricerca e di studio promosse dall’Istituto, anche favorendo lo scambio di esperienze e conoscenze con il mondo accademico e scolastico.

Gli Autori (ricercatori o enti) che volessero proporre un testo alla nostra casa editrice (a questo link tutte le informazioni utili, e i Book Publication Charge) possono scegliere tra due tipi di Licenze Creative Commons:

Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale (CC BY-NC-ND 4.0). Questa licenza è la più restrittiva, permettendo a terzi soltanto di scaricare le opere e condividerle ad altri, ma non possono cambiarle in nessun modo od utilizzarle commercialmente.

Attribuzione – Non opere derivate 4.0 Internazionale (CC BY-ND 4.0). Questa licenza permette la ridistribuzione, commerciale e non, fintanto che viene trasmessa intera ed invariata, riconoscendo credito all’Autore. Può essere interessante per chi desideri riservarsi il diritto di pubblicare successivamente in altra sede, anche in forma commerciale.

Ad oggi la nostra piattaforma Open Access ha ricevuto oltre 60.000 visite e comprende:

L’opera, una volta pubblicata, sarà scaricabile in formato PDF in modalità Gold (la via aurea, che consente accesso aperto dal momento della pubblicazione del lavoro, senza tempi di embargo); i metadati (titolo, abstract, presentazione, indice) saranno resi disponibili in una scheda del sito e, per le opere peer-reviewed, nei principali archivi ad accesso aperto come DOAB – Directory of Open Access Books e OAPEN Library. L’autore può depositare i file della propria opera nei repository che sceglierà.

Chi volesse arricchire il catalogo con la propria opera potrà avere ulteriori informazioni scrivendo a oa-redazione@francoangeli.it

Quando la verità non è libera, la verità non è vera (Jacques Prévert)

 

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