Dietro le Quarte

IL PEDIATRA DELLE MAMME. Quattro chiacchiere rassicuranti

IL PEDIATRA DELLE MAMME. Quattro chiacchiere rassicuranti
luglio 11
16:44 2014

C’è una via di mezzo tra correre su Internet col batticuore a guardare se le macchie comparse sul pancino sono le stesse della foto e scegliere se somministrare o meno cortisone in base a quanto letto su un forum e all’opposto  affidare – con lo stesso inevitabile batticuore – la conoscenza di ciò che riguarda il nostro bambino totalmente a mani e occhi del medico, pur bravo, bravissimo.

È la via che propone, con parole rasserenanti per qualsiasi genitore, il dottor Montini, pediatra di famiglia che nel suo godibilissimo libro, Quattro chiacchiere col pediatra, ci accompagna a ritrovare un po’ della saggezza dei vecchi tempi, quelli delle nonne che “sapevano tutto”, e a saperla misurare con i consigli e gli interventi della scienza e del medico.

Significa questo anche imparare (o re-imparare) a cogliere i segnali di benessere, prima di quelli della malattia o del disagio, forse meno presenti di quanto si pensi in un mondo dove spesso emergono paure e insicurezze.

Vale, questo, soprattutto in ambiti che potrebbero essere nella maggior parte dei casi de-medicalizzati, quali l’allattamento, se non addirittura la corsa al parco giochi…

Montini ha il dono della comunicazione, e questo testo che brilla di amore per il mestiere che fa è quanto di meglio un medico possa fare per cercare di far tornare a galla quella sapienza innata che le nostre nonne avevano e contemporaneamente offrirci il supporto della scienza.

L’intenzione è quella di far capire ai genitori (beh, forse innanzitutto alle mamme, che occupano un posto d’onore nelle sue parole, almeno fin che si parla di lattanti) quando è necessario preoccuparsi e cosa riferire al dottore. Ma per fortuna – ci dice – la maggior parte delle volte deve “limitarsi” a “rassicurare, rassicurare, rassicurare”. E ricordare alla mamma che lei, su certe questioni come dieta, sonno, latte e coccole… sa già tutto!

Scegliendo come prima e universale terapia l’amore, l’attenzione dello sguardo, il calore di un abbraccio (scientificamente provata l’efficacia) Montini affronta le più diffuse problematiche e risponde a quanto più preoccupa solitamente i genitori: febbre alta, tosse, malattie esantematiche, vaccini, forme allergiche… ma anche maglia di lana, orario della cena e quanto spesso i genitori quasi hanno pudore a chiedere.

No, il dottor Montini non si formalizza: ascolta e risponde a qualsiasi domanda che possa rassicurare, perché la serenità è senz’altro la prima via al benessere per tutti (e caccia virus e batteri). Ed essendo padre per ben tre volte, lo fa anche con occhio attento alle questioni famigliari organizzative che i consigli del medico spesso mandano all’aria.

Per evitare litigi tra mamma e papà, ed eventualmente anche con i nonni venuti al mare ad aiutare, abbiamo chiesto al dottor Montini di rispondere a qualche “solita” domanda per chi sta per partire per l’estate, ed ecco qui sotto le sue risposte. Scientificamente simpatiche, come sempre…

 

cop montini

 Come proteggere i piccoli dal sole?
“Evitate le ore più calde (dalle 12 alle 15) quando i raggi solari sono più diretti.
Esponetevi al sole in modo graduale e progressivo per dare il tempo alla pelle di “abbronzarsi”, cioè di produrre melanina che protegge dall’insulto dei raggi solari.
Non dimenticate di bere! Ai bambini va somministrata acqua in piccoli sorsi spesso. In questo modo potremo prevenire la disidratazione.
Utilizzate creme solari protettive (serie) come si deve, cioè applicandole ogni due tre ore e dopo il bagno.

Tenendo conto di queste regole spesso noi pediatri diciamo alle mamme di portare i bambini al mare la mattina dalle ore 8 alle ore 10-10,30 e il pomeriggio dopo le 17,30-18,30. Il consiglio è ineccepibile per i motivi di cui abbiamo parlato. Io però, dopo aver provato a farlo con i miei figli, ho capito cosa può significare questa prescrizione se presa alla lettera.

Dopo una notte insonne tra richieste di acqua, biberon, cambi di pannolini ecc… ore 7.00, suona la sveglia, anzi la “carica”. Inizia la corsa sfrenata contro il tempo: fare colazione, lavarsi, vestirsi, svegliare i bambini, lavarli, vestirli (ne ho avuti tre di varie età), fargli fare colazione, ricambiarli dopo varie cacche e pipì e rilavarli, organizzare la pappa, anzi le pappe, fare una rapidissima spesa, cucinare, preparare ventiquattro borse, due passeggini, ricambiare il bambino che nel frattempo si è buttato addosso qualcosa, caricare la macchina, calmare il capriccio del più piccolo ecc… Sudati, guardiamo  l’orologio… sono  le 12.00. Abbiamo provato più volte: il record è stato le 11,30!

Ho guardato con ammirazione e incredulità una mamma al mio studio che mi ha raccontato di essere riuscita a mantenere gli orari 8,30-10,30 e avrei voluto assegnarle una medaglia al valore! (Ma era un figlio unico con due nonne!).

Dopo le esperienze casalinghe ho modificato la mia prescrizione. I rischi dell’esposizione al sole sono in pratica tre: le scottature, il colpo di calore, la disidratazione.

Andate al mare quando volete, ma, se arrivate tardi, cercatevi un posto ben ombroso e ventilato e mettete una buona crema solare: avrete risolto il primo rischio; se fa molto caldo, buttate il piccolo nell’acqua per rinfrescarlo o “innaffiatelo”: avrete aggirato il punto due; dategli da bere molto in piccoli sorsi per prevenire una disidratazione e… buone vacanze!”

Cappellino sì o cappellino no?
Ok, la domanda è retorica e la risposta è: cappellino assolutamente sì! Nei miei ricordi infantili però il cappellino era… un incubo! Un fastidiosissimo accessorio imposto dalla mamma che mi dava fastidio e mi faceva sudare di più!
Oggi dico che è importante, ma non serve a nulla se non si considerano con attenzione gli altri elementi di cui abbiamo parlato (scottature, rischio di colpo di calore e disidratazione).

Cosa fare quando il bimbo è “punto” da una medusa?
Bellissime e terribili, le meduse sono un problema. Noi non siamo prede da mangiare, ovviamente, ma i loro tentacoli funzionano lo stesso come se lo fossimo e rilasciano le loro tossine anche sulla nostra pelle.  Effetto: dolore intenso e irritazione.  Molto, molto raramente, ci può essere una reazione sistemica più importante con pallore, sudorazione, crollo della pressione… Ma in quei casi si chiama urgentemente il 118 e non ci si affida alle pagine del Montini!

Insomma, le meduse sono belle, hanno un fascino particolare ma… Meglio evitarle! Se però capita di incontrarle…

Lavare bene la zona con acqua di mare per tentare di diluire e allontanare le tossine. Strofinare con la sabbia o altro aiuta la loro penetrazione, meglio evitarlo. Asportare eventuali residui di tentacoli rimasti adesi. Non esporre al sole le lesioni perché tendono ad iperpigmentarsi.

E i farmaci? Quello utile è un gel astringente al Cloruro di Alluminio perché ha un rapido effetto sul prurito e riduce la penetrazione delle tossine! Spesso si usa il Cortisone ma la sua azione è più lenta (non prima di 30 minuti) e alla fine arriva dove deve quando probabilmente non serve più. Le creme antistaminiche (quello che spesso consiglia l’amica informata o il commesso della farmacia) sono sconsigliate per il rischio di fotosensibilizzazione.

Quante ore dobbiamo aspettare dopo pranzo prima di poter dare al bambino impaziente il fatidico “Ok, ora puoi fare il bagno!” ?
Domanda epica di tutti i bambini al mare! 2 ore! 3 ore! Qualcuno addirittura impone 4 ore di sofferenza…

Ma cerchiamo di buttare “un salvagente” ai bambini!  Faccio il pediatra, devo sostenere la loro causa!

Alcune attenzioni infatti possono aiutarli. Prima di tutto è importante la quantità e la qualità del pasto. Pasti grassi e abbondanti richiedono uno sforzo digestivo maggiore e più lungo.  A mare dunque diamo anche ai bambini frutta, verdura e pasti leggeri.

Poi stiamo attenti alla modalità di ingresso in acqua. Un tuffo può essere pericoloso perché provoca un trauma termico improvviso.  Ma se facciamo bagnare i bambini lentamente, per dare all’organismo il tempo di ridistribuire il circolo, è una piccola tortura, è vero, ma il rischio si riduce fino ad azzerarsi!

È importante naturalmente anche la temperatura dell’acqua. Più è fredda, maggiore è il rischio dello shock termico.
Tutto dipende, in ogni caso, dal tipo di pasto. In media dovrebbero bastare due ore, ma con un pasto grasso lo svuotamento gastrico è molto più lento.

 

Con quest’ultimo consiglio si chiude la nostra intervista al dottor Montini. Anche da parte sua, grazie a quanti sono arrivati fino in fondo nella lettura di questo post!

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