Dietro le Quarte

PER NON SAPER NÉ LEGGERE NÉ SCRIVERE Meglio dare un occhio al manuale di Zaltron

PER NON SAPER NÉ LEGGERE NÉ SCRIVERE Meglio dare un occhio al manuale di Zaltron
marzo 13
13:43 2015

Ok, da uno che scrive come bisogna scrivere ci si aspetta che sappia scrivere. Ad esempio occhio alle ripetizioni, a meno che non si tratti della Pioggia nel pineto di D’Annunzio. Chiaro.

E infatti il libro di Alessandro Zaltron, “Le parole sono importanti. Scriverne poche e bene per lavorare meglio” è un esempio di stile – la diciamo chiara, senza stare lì a girarci intorno? – perfetto.

Ma c’è di più. Zaltron (che, come dice lui, “vive di parole da 25 anni” ed è infatti giornalista, scrittore, editor, insegnante di scrittura e storytelling) possiede anche la preziosa dote dell’ironia. Insomma, leggere questo libro è proprio divertente. Uno ti vede ridere mentre hai la testa china su quelle pagine e pensa all’ultima pubblicazione del comico di Zelig, perché proprio non ce la fai. E vai a spiegare che è un manuale di scrittura, chi ti crede. A testimonianza della sincerità si vedano le fotografie dei fogli stampa (non volevamo sprecarne una copia per uso maldestro di lavoro) con le note a margine che uscivano irrefrenabili dalla penna in corso di lettura.

x pezzo zaltron 1x pezzo zaltron 2

Qualche esempio?

Pagina 77, a proposito di semplicità:

Incontrando un amico per strada non direste, immagino, “Con la mia voce in siffatta guisa modulata ti indirizzo un saluto”. Dite “Ciao!” e basta. O no?

Pagina 81:

Spesso si trovano, in aggiunta, appelli degni di Greenpeace, tipo “non stampare questa mail se non strettamente necessario” accompagnati da icone e disegnetti. Sono avvertimenti lodevoli, che purtroppo a volte provengono da aziende che tutti i princìpi applicano nella loro attività abituale tranne rispettare l’ambiente. Insomma, se la vostra azienda sversa cromo esavalente nella falda non verrà ricordata nei libri di storia per l’avvertenza di ridurre le stampate a colori.

e più sotto:

Inserite il numero di pagina negli allegati composti da molte pagine, altrimenti sarà l’entropia attorno alla stampante condivisa da più colleghi.

Pagina seguente (sì, perché le battute – sotto le quali si celano preziosissimi consigli – si susseguono incalzanti):

Se avete più account, ricordatevi di selezionare quello coerente con il messaggio che state inviando e consono per chi lo riceverà. Mandando un curriculum dall’indirizzo puccipuccistellinamia farete la figura di chi si presenta in pigiama alla cena di gala.

Insomma, quando si dice lettura piacevole.

L’intento di Zaltron è spiegare come esprimersi utilizzando la forma scritta, si tratti di email, sms, tweet o lettere d’amore. E qui c’è proprio tutto.

Ho anche cercato di stanarlo. A pagina 65 nelle primissime righe parla di numeri… maiuscolo o no, in cifre o lettere eccetera. E io penso – un po’ godendo invidiosa – Beccato! Non ha detto nulla sull’orrore delle “o” apicali (queste: °) affibbiate ai numeri romani. Vado dunque fiera della mia scoperta ancora per qualche lungo secondo di soddisfazione ma…

Niente da fare. A fine pagina arriva, e la spiega anche bene la storia degli apicali. Non lo stani, non c’è niente da fare. Quando avrete questo libro tra le mani provateci anche voi. E vi prego, se lo cuccate scriveteci subito. Anzi, commentate qui, così lo costringiamo a una risposta. Eheheh.

Ma scorriamo il testo dall’inizio, così, per una panoramica dall’alto e qua e là notiamo: parole straniere, come, quando e quanto usarle; come dire la stessa cosa in tutt’altro modo (perché la comunicazione sia efficace, come in questo esempio che è il caso di definire illuminante: “Sono cieco. Per favore aiutatemi” o “È il primo giorno di primavera e io non posso vederlo”?); rapporto tra saper scrivere bene e salute; scrivere pensando agli altri; considerare le parole come vero potere; il buon utilizzo consapevole degli errori (a volte è molto efficace); prima una parola o prima quell’altra?; sobrietà, precisione, concisione e altre meraviglie; punteggiatura (guardate qua: “Una donna: senza un uomo, non è niente” “Una donna: senza, un uomo non è niente) e poi ovviamente accenti, apostrofi, acche ci e qu…

E ragazzi, non ci crederete: salva gli emoticon (“Un’accusa di infantilismo val bene la serenità di un rapporto”). E sì che – lo dice lui, posso virgolettarlo, “Quando si tratta della lingua italiana, sono uno spaccamaroni di rara incisività”.

Anche le parolacce bisogna saperle usare.

E a proposito di importanza della posizione, ho saltato apposta finora i miei temi preferiti, per poterli mettere qui tutti alla fine, così si vedono meglio. Rubo le regole a Zaltron e le faccio mie:

1)    qual è va senza apostrofo. Senza se e senza ma.

2)    abbasso le tautologie (parole duplicate) come “entrare dentro” o “pugni chiusi”

3)    ordine grafico please: pulizia finale in doppi spazi, a-capo casuali, parole spezzate indebitamente da trattini e roba simile

4)    basta con ‘sto “cortese riscontro”! quello non è cortese, semmai chi lo concede.

5)    è sempre possibile dirlo con meno parole.

6)    non può essere tutto un “Evento”. Ho sentito un ragazzo dei sobborghi dire “Stai piano con le parole”.

Ecco, appunto.

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