Dietro le Quarte

PERDERE NEL SILENZIO. Il dramma di chi attende chi scompare

PERDERE NEL SILENZIO. Il dramma di chi attende chi scompare
maggio 05
12:30 2016

C’è Giorgio, un bambino fragile, impaurito, troppo magro e sprovveduto. Scomparso.

E c’è Giorgio, un ragazzo di quattordici anni intelligente ma difficile da trattare, writer, eccellente nel gioco d’azzardo, creativo, con difficoltà di lettura ma abile nelle attività manuali e artistiche.

Scomparso.

I due, però, sono la stessa persona. Vista dai genitori il primo, descritta dall’equipe che ha intervistato le persone intorno a lui e ogni segnale utile all’azione di profiling il secondo.

Il primo Giorgio, dunque, era stato cercato nei boschi, immaginato – dopo la descrizione dei disperati mamma e papà – raggomitolato nel terrore della buia e fredda foresta dove forse si era rifugiato scappando da possibili rimproveri per un brutto voto a scuola e incapace ora di riemergere.

Ma il secondo Giorgio, quello rispondente alla realtà che solo un gruppo di professionisti era riuscito a dipingere con fredda risoluzione, avrebbe sopportato tutto ma non il buio del bosco, come rivelava quella lucina in camera da letto, quella sì dei bambini, per quando si svegliano di notte impauriti. Nella stessa camera modellini costosi ben assemblati dalle mani del ragazzo rivelavano molto sulle sue abilità, ma anche su possibili fonti di guadagno sconosciute alla famiglia.

Il nuovo profilo faceva pensare a un ragazzo sveglio, volitivo, senza scrupoli se serve raccattar soldi, capace di organizzarsi autonomamente e con il desiderio consapevole di allontanarsi da quella vita, pur senza avere la maturità e struttura per capire verso dove andare. E non nel bosco fu ritrovato, infatti, bensì a Vienna, giuntovi dopo un viaggio in treno, vestito di nuovo e capace anche di evitare le telecamere della biglietteria ferroviaria.

Ecco uno dei possibili scenari che si aprono a seguito della scomparsa di una persona, qui minorenne, e che pur nella brevità del resoconto porta alla luce una moltitudine di tematiche psicologiche (e sociali) di rilievo.

Di questo e di tantissimo altro che c’è da analizzare intorno a questi eventi traumatici relativi alla scomparsa si occupa Fabio Sbattella, psicologo e psicoterapeuta, responsabile all’Università Cattolica di Milano dell’Unità di ricerca di psicologia dell’emergenza e dell’assistenza umanitaria.

cop sbattella

Ha scritto “Persone scomparse. Aspetti psicologici dell’attesa e della ricerca”. Il tema è densissimo di possibili domande, considerazioni, e, naturalmente e ove possibile, risposte.

A partire da un tema principe in questa drammatica situazione: il silenzio. A differenza di chi ha subito un lutto o un abbandono dove sia visibile l’oggetto della perdita, e la motivazione che lo ha allontanato da noi, lo scomparso lascia una domanda colossale dietro di sé: perché?

Alla quale si aggiungono tutte le possibili disperate ipotesi su quanto sia accaduto, su dove si trovi, su…

E mentre i parenti e gli amici si dannano in questa ricerca, persi, loro, più che mai, mentre si apre una voragine e contemporaneamente il pensiero viaggia verso mille possibili scenari, vedono crearsi intorno una inaspettata folla di presenze: operatori, giornalisti, parenti lontani, psicologi, soccorritori, voyeur.

Il tutto da leggersi, peraltro, negli anni duemila, in una società dove i social hanno reso più difficile pensare, sopportare, tollerare la non reperibilità.

E ancora abbiamo solo colto qua e là nel libro alcuni dei temi – peraltro trattati con ordine e sistematicità che rendono fruibile il testo con comodità di lettura – presi in esame da Sbattella. Che si propone con questo lavoro di “costruire una mappa orientativa per operatori e studiosi, individuare nodi critici dell’area tematica, avanzare alcune ipotesi relative ai processi mentali e comunitari che si articolano attorno al fenomeno”.

“Uno spazio particolare – aggiunge l’autore – sarà dato ai contributi offerti dalla psicologia narrativa, perché la scomparsa di una persona è descrivibile, psichicamente e socialmente, come una storia interrotta, una storia che è difficile narrare in assenza dei protagonisti, o che può essere immaginata molte volte, in modi diversi, tutti, purtroppo inverificabili, Oppure verificabili solo parzialmente, nel casi in cui lo scomparso riaffiori”. Momento, va sottolineato e il libro lo fa, in cui quasi tutti tirano un sospiro di sollievo dichiarando chiuso il caso. Ma proprio da lì invece avrà inizio un duro percorso di ricostruzione.

Molte le storie vere riportare nel libro e commentate, alcune notissime grazie alle trasposizioni cinematografiche come nel caso di Christopher, il protagonista del film “Into the wild”.

Storie a volte con connotazioni che appaiono incredibili, come il caso – c’è anche questo, la mente umana è capace di azioni che hanno dell’incredibile –  della ragazza milanese solo sedicenne scappata di casa mentre i genitori erano impegnati fuori città per lavoro, senza che questi neppure se ne accorgessero. Possiamo immaginare il lavoro che questa ragazza, che l’autore ha voluto chiamare Martina, ha coraggiosamente dovuto affrontare per ricucire i lembi della sua ancora così breve esistenza.

E poi c’è da chiedersi quale sia il limite della libertà di fuggire, o quale l’effetto dell’impegno mediatico, e cosa e come, di questo impegno, sia utile alla conclusione dei casi, e cosa sia riprovevole, e che differenza ci sia ad esempio tra l’allontanamento volontario, la condizione di disperso, lo smarrimento o il vagabondaggio.

Le 190 pagine del libro affrontano tutto questo, e per la prima volta in Italia vengono raccolte le riflessioni su questo tema formatesi in ambito psicologico. Pensando a chi rimane in attesa, a chi corre alla ricerca, a chi non può che accettare un poco probabile ritorno, a chi torna.

Ma possiamo ascoltare direttamente dalla voce dello stesso autore la storia della genesi di questo libro e una sua breve presentazione in questi due video recentemente girati dal nostro ufficio stampa:

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