Dietro le Quarte

SIENA COME KYOTO? Architettura e identità nazionali (con un’appendice sullo studio per un titolo…)

SIENA COME KYOTO? Architettura e identità nazionali  (con un’appendice sullo studio per un titolo…)
giugno 05
11:12 2014

Mentre apre la Biennale di Architettura 2014 esce – condividendone gli argomenti di discussione – il nuovo lavoro di Riccardo Salvi, in libreria dal 13 giugno: “Identity Matters. Architettura tra individualismo e omologazione“. Una raccolta, corredata da una preziosa introduzione del curatore, di risposte alla domanda sull’esistenza o meno di una identità nazionale in architettura.

Se nei secoli scorsi  – ci fa notare Salvi – gli edifici costruiti in diverse parti del mondo erano immediatamente riconoscibili e geograficamente collocabili oggi palazzi e strutture architettoniche sembrano sottostare ad un’immagine “globalizzata”, e la loro collocazione è possibile solo attraverso l’indagine del paesaggio che li ospita”.

Particolarmente felice l’immagine da “melting pot architettonico” che ci offre nell’Introduzione:

“Disponiamo su un tavolo alcuni recipienti. Ognuno contiene un colore differente. Indaco, magenta, turchese, vermiglio, acquamarina, ardesia, blu di Prussia, cremisi, cobalto, ocra. A caso apriamo i barattoli e versiamo lentamente il liquido all’interno di una bacinella vuota, non troppo piccola, con il fondo piatto. Con una bacchetta iniziamo a girare la miscela. In un primo momento è possibile distinguere ogni singola tinta. L’indaco si accosta al magenta e il turchese si affianca al vermiglio e all’acquamarina. Però, mano a mano che si mescolano, i colori si fondono, si amalgamano e le singole gradazioni si attenuano, si disciolgono. Nasce una nuova sfumatura che è sì la somma di tutte le precedenti, ma è nuova, autonoma, emancipata. L’assortimento è confluito in una sola moltitudine, che non è né migliore né peggiore dei colori da cui deriva, ma sicuramente diversa e ha reso i vari pigmenti omogenei. L’architettura sta diventando monocromatica? Questa considerazione, breve e sintetica, ha origine dalla curiosità di cercare di comprendere, indagando sul campo, qual è l’opinione di alcuni professionisti della disciplina presi a prototipo di un orientamento di pensiero sul tema dell’influenza dei tratti distintivi delle culture locali sulle modalità di produzione dell’architettura.

Di sicuro in Italia si è fatto e si continua a fare un gran parlare di identità nazionale in architettura. Poche voci invece arrivano dal resto del mondo dove, ovviamente, anche lì l’argomento e stato preso in esame da tempo. Le posizioni degli architetti selezionati – diversi per nazionalità, età e scuola di pensiero – sono tra loro dissimili e lasciano logicamente più questioni aperte che conclusioni assertive. È pero del tutto evidente che questa problematica anima tuttora l’attività concreta dell’architettura di questi anni”.

foto x salvi

Riccardo Salvi insieme al giornalista Gigi Donelli sta affrontando gli stessi argomenti anche per la Rete 2 di  RSI-Radio Svizzera Italiana: per conto del programma “Moby Dick”  (condotto da Donelli insieme a Cristina Foglia) bazzica in questi giorni per la Biennale, e prepara l’incontro con Luigi Snozzi che andrà in onda sabato 7 giugno in diretta dalle ore 10.

Del ponderoso lavoro che sta dietro la raccolta e traduzione dei testi giunti nelle mani di Salvi (il volume è bilingue italiano/inglese) ci piace ricordare anche il lungo scambio di mail tra l’autore e il nostro responsabile in redazione per i testi di Architettura, Design e Territorio, Antonio Poidomani, per la sofferta scelta del titolo.

Noi di DietroleQuarte non ci chiameremmo così se non avessimo la sfacciataggine di mettere il naso dappertutto, e dunque ecco il testo di una di quelle mail…

 

1, 10, 1000

Architettura tra individualismo e omologazione – Architecture between individualism and homologation

Questo titolo è basato sulla grafica (che è multilingue) e “liberamente” ispirato a Pirandello (la cui poetica aveva al centro proprio il problema dell’identità) e anche vagamente riferito a S, M, L, XL.

Multivariate

Architettura tra individualismo e omologazione – Architecture between individualism and homologation

Questo titolo ha molte implicazioni: è già bilingue; significa “che ha o richiede più di una variabile”; indica molteplicità e quindi identità e differenze.

Limiti esterni/Outer limits

Architettura tra individualismo e omologazione – Architecture between individualism and homologation

Questo titolo ricorda che l’oggetto del testo è l’identità “nazionale”, quindi ha a che vedere con il concetto di “confine”.

Hybrid

Architettura tra individualismo e omologazione – Architecture between individualism and homologation

L’architettura oggi nasce dalla mescolanza di culture e riferimenti. “Hybrid” vuole dire ibrido in inglese ma, soprattutto, in latino. E’ quindi anche questa una parola bilingue.

Unitas multiplex

Architettura tra individualismo e omologazione – Architecture between individualism and homologation

Il singolo è di per se complesso, come complessi sono gli altri singoli e la società costituita dall’insieme di singoli complessi.

Essendo latino anche questo è un titolo bilingue.

LINKS

Costanti culturali in architettura tra individualismo e omologazione – Cultural constants in Architecture between individualism and homologation

“Link” è un termine inglese che si usa anche in italiano, che non ha problemi di pronuncia o di comprensione e può essere usato come titolo bilingue.

Il significato di “link” è catena, collegamento, legame.

Il titolo si abbrevia notevolmente rispetto all’originale.

THE CROSSING

L’identità nazionale in architettura tra individualismo e omologazione – National identity in Architecture between individualism and homologation

”The crossing” significa “oltre il confine” (è infatti il titolo inglese del romanzo di Cormac Mc Carthy), ma in architettura è anche il “transetto”.

WITHIN THE CONTEXT

L’identità nazionale in architettura tra individualismo e omologazione – National identity in Architecture between individualism and homologation

“Withing the context” significa “all’interno del contesto” inteso come luogo in cui si fonda e da cui nasce l’architettura.

ARCHITECTURE AND LANDESGEIST

Costanti culturali in architettura tra individualismo e omologazione – Cultural constants in Architecture between individualism and homologation

“Landesgeist” è un termine che utilizzo nel mio testo che cito di seguito: In sintesi, nel passato, le “costanti culturali di una realtà locale” che si potrebbero sinteticamente definire anche “Landesgeist” – termine, genericamente ispirato a “Zeitgeist”, che contiene però una dose minore di sciovinismo rispetto all’analoga definizione di identità nazionale – sono manifeste, palesi e percettibili. Con il passare del tempo questa “Landesgeist” in architettura, le matrici del contesto antropologico, il senso di appartenenza a un territorio si sono incessantemente sempre più diluiti, rarefatti, stemperati e apparentemente non ne restano che poche tracce come espressione del momento in cui viviamo. Assistiamo in pratica alla scomparsa dalla storia di gran parte dei contenuti legati a elementi di formazione specifici di un’area geografica a favore di una cultura (occidentale) preponderante, con la sua tecnica e il suo sistema di valori.

DietroilTitolo, insomma, molto ragionamento. E chilometri di idee.

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