Dietro le Quarte

TUTTO L’AMORE CHE C’È. Con Alessandro Zaltron tra risate e poesia

TUTTO L’AMORE CHE C’È. Con Alessandro Zaltron tra risate e poesia
febbraio 12
17:23 2016
[fonte dell’immagine in evidenza: Public Domain Pictures]
 

Non è un libro che si possa leggere così, in tranquillità. Parla nientemeno che dell’amore, e di come lo vivono uomini e donne, e di cosa fanno e di cosa NE fanno. Quando c’è e quando lo perdiamo, quando lo sogniamo e quando ci siamo immersi fino ad assumere quella faccia là, avete presente?

E allora non puoi che sentirti coinvolto, e blaterare magari ad alta voce, o lacrimare, o fermarti per un sospiro guardando per aria, o ridere ridere fino allo spasmo, o peggio, molto peggio – NO NON FARLO! – chiamare il partner per dirgli/le Hai visto che avevo ragione io? Hai visto che lo dice anche luiiii???

Lui è Alessandro Zaltron, che i lettori di questo blog e dei libri FrancoAngeli già conoscono quale esperto, appassionato, puntuale cultore della parola.

Questa volta si tratta di parole sull’amore, e sono parole sceltissime, spesso ironiche come lui sa fare, nascondendo nel sarcasmo l’amore per l’amore, l’amore per i gesti d’amore, l’amore per le donne.

Cronache sentimentali. Come sopravvivere all’amore”…

Già, l’amore. Che attraversa, sgomitando insolente, tutte le età, le professioni, i ruoli, le fattezze, le circostanze. Ci piace parlarne, ci piace leggere il messaggio dell’amico su cosa ne pensa. E come dice Camilla Baresani in prefazione, leggere questo libro è un po’ così, come ascoltare il confidente che ne ha viste e vissute tante, e sentire avidi il suo parere.

E così succede, come dicevamo, anche che ti incavoli. Sì, perché son temi caldi, oppure, va ammesso, perché la verità ti ha fatto male.

Pentendosene subito dopo e amaramente per il gesto così cruento contro l’oggetto amatissimo, ad esempio, una lettrice mi ha confidato di aver strappato d’istinto la pagina 22 ripiegandola per tener su il tavolino che ballava. Un gesto dettato dall’ira. Vi era scritto:

cronache-zaltron_p22La donna ha certezze incrollabili come la costanza di un segnavento. Annusa l’aria alla ricerca di sicurezza, accorre dove il fiuto le indica potere. E denaro, cioè potere (d’acquisto) convertibile in borsette di coccodrillo.

Caduto il mito virile dei capelli – smantellato prima dalla buonanima con la pelata lucida e ora dalla moda del cranio rasato – e dei peli sul petto – si è passati dalla camicia spalancata sullo zerbino all’epilazione laser –, rimane la potenza materiale, socialmente quantificabile in un estrattoconto con molte cifre prima della virgola, la carta di credito cromata, un congruo numero di cavalli (sotto il cofano o nel maneggio).

L’ho messa in contatto con l’autore, era disperata e voleva anche liberarsi del senso di colpa per la ferita inferta. Lui ha specificato ancora meglio (e con autorizzazione riporto a uso di tutti noi):

Che poi le donne non cercano (solo) denaro, secondo me, ma potere, in tutte le sue sfaccettature; oltre all’amore “vero” – dimenticando che quello farlocco molto spesso lo legittimano loro traslando la realtà sul piano della fantascienza. Ammetto che il libro è scritto da una prospettiva maschile e però ribadisco che trasuda amore per le donne: se le bacchetto è perché mi spiace vederle “ridotte” a traino di un maschio che il più delle volte non è degno di allacciare i loro calzari taccododici”.

Uno scambio dialettico al quale Zaltron è abituato, e che favorisce sia attraverso la pagina Facebook dedicata, che sul blog.

Condivisione peraltro che, dato l’argomento, trova espressione anche tra lettori. Un’altra signora ci racconta di aver talmente riso alla pagina 38 da non trattenersi dal mandarla, fotografata, al gruppo di amiche su whatsapp. Il tono, là dove si parla di corteggiamento, è questo:

cronache-zaltron_p38La volontà di conquistare una persona impone di agghindarsi in modo da poter risultare perfetti ai suoi occhi. Per me, ad esempio, le vacanze catatonico-vegetative rappresentano l’unico vero riposo. È una prospettiva desolante, perciò fingo di entusiasmarmi a tutte le chiese, le vie e le statue del posto prescelto. Simulo attivismo culturale e spirito di avventura che non mi appartengono, all’unico scopo di non squalificarmi agli occhi della donna. Quando la confidenza sarà cresciuta, solo allora potrò mostrare il mio autentico aspetto di persona noiosa e sedentaria.

Sono arrivato a vedere al cinema una sequela di film sui morti viventi, genere che aborro dal profondo, all’unico scopo di uscire con una ragazza che ne era appassionata. Viceversa, lei si fingeva devota della musica elettronica nordeuropea avendo compreso che per me è vitale. A inizio frequentazione, la donna manda a memoria anche i coretti della traccia numero 7 del disco che le hai regalato”.

Insomma, roba da chiedere i danni per la caduta a terra dalle risa.

Ma non c’è solo questo, e qua e là, magari in un angolo di scrittura  autobiografica, Zaltron butta lì frasi da far concorrenza (e con merito) alla Merini e magari (magari!) pure a Coelho nelle citazioni sui social:

Dal mattino dopo, l’imbarazzo ci avrebbe allontanati.

Già allora palesavo le mie difficoltà con l’amata: non riuscire a parlare apertamente di certi tremori, rattrappirmi di gelosia se non era con me. Oggi direi nostalgia, sofferenza per ciò che sta via, perché so che l’ignoranza più dolorosa è non sapere cosa fa chi è lontano”.

Su altre pagine te la prendi con te stessa/o, per aver estratto almeno una volta nella vita perle tipo “Mi ama e non lo sa” o per aver cercato di capire se davvero ti desidera guardando quel “mi piace” appena apparso in notifica: “La bacheca di FB – annota Zaltron – è l’equivalente 2.0 della serenata sotto al balcone di Giulietta”.

Gran merito di questo testo, e dunque del suo autore, l’aver trattato senza banali moralismi temi calienti quali l’assurdità di un amore senza fisicità o il dubbio sulla nostra disposizione “naturale” alla monogamia. Zaltron nega le due possibilità, e la dice così serenamente da farcela vivere con un bel sorriso liberatorio. Invitandoci a smantellare certi calcarei pensieri.

L’amore platonico è una finzione. È la scusa per eccellenza: dei timidi, dei troppo romantici, degli imbranati. Lo coltiva chi l’approccio reale lo teme o non si attribuisce la minima chance di affrontarlo con successo”.

Dichiara subito dopo di parlare per esperienza diretta, e non lesina nel racconto di lui ed Elena.

Certo, in una manciata di righe sembra far fuori tutto il Dolce Stil Novo, la Lauretta del Petrarca coi suoi capei d’oro e pure Beatrice gentile e onesta. Sbattute a terra da considerazioni quali:

la mia biondina era così fresca, così sperduta, così indifesa, così…

In realtà la tenera Elena – avrei appurato – era una zoccola da paura […].

Era una che andava alle festine della scuola e si ubriacava in continuazione e incespicava in maniera scomposta e “si faceva”chiunque le capitasse a tiro e parlava con vocetta stridula e diceva frasi orribili: «Che palle, le vacanze: al mare avevo l’herpes e non potevo baciare nessuno»”.

Erano altre chiare e fresche acque quelle della giovane Elena, insomma.

L’agilità nella quale Alessandro Zaltron si muove nelle parole, e le muove, sapendo dosare bianco e nero, verità e dubbio, trasporto e fuga, restituisce alla lettura del libro – tanto per restare in tema – tutta la passione sentita. Da noi che leggiamo, da lui che ci dice.

Sa scrivere bene al punto che riesce, ad esempio, a elevare ai toni del saggio pure una questione piuttosto gretta quanto vecchia come l’uomo (l’uomo, non l’umano) quale la lunghezza di Mister Pene:

Non si può tralasciare infine l’ingombrante tema delle dimensioni.

Ho amiche che giurano di poter prendere le misure agli uomini da come accavallano le gambe. Da quando l’ho scoperto, mi cautelo sovrapponendole distanziate, a suggerire una dotazione che non mi appartiene. Ma è un palliativo dozzinale.

Altro infallibile criterio empirico: la posizione di pollice e indice a squadra (90 gradi), che riproduce la progressione inversa fra statura e lunghezza. Parametro che cito volentieri per vendetta contro i giovanotti delle nuove generazioni, proiettati a sopravanzare tranquillamente il metro e ottanta di altezza. Opportunamente, un recente studio revisionista sostiene che la stimolazione più erogena per la donna avverrebbe in superficie, rendendo decorativi ma superflui i genitali maschili esuberanti”.

Esistono inoltre varie testimonianze che denunciano la dolorosità dei rapporti con uomini eccessivamente attrezzati. Mi sembra un argomento definitivo”.

Quando invece vuol raccontare di quegli uomini che – diremmo noi umili scribacchini – dicon delle donne che son tutte battone, lui la mette giù così:

“Noi uomini accreditiamo una bizzarra concezione della femminilità, secondo cui ogni donna è legittimata – anzi: tenuta – a donarci le sue grazie. Tanto che l’affronto di un eventuale diniego porta per ripicca a diffondere dicerie sulle virtù dell’interessata: solitamente chi sparla della succinta moralità di una persona è l’unico a non averne beneficiato”.

E poi ti fa scherzacci, con le parole. Certo, l’erotismo aggancia facile, diciamolo. Ma se lui scrive così, ascoltate signore:

L’uomo è velocista, si accende anche nei panni del voyeur: sbirciare protuberanze siliconate gli è più che sufficiente. La donna di solito predilige la lentezza della tattilità e accetta i passaggi necessari per arrivare alla confidenza fisica. Un divario temporale che si traduce in asincronia, fonte di innumerevoli malintesi”.

Il corsivo è mio. Perché non ho letto “divario” ma – Freud mi guarda e sogghigna – “divano”.

cop zaltron cronacheE infine, nella danza di queste parole, e degli umori che muovono, Zaltron ti accompagna alla quiete come si fa bevendo un tè caldo dopo aver giocato rotolandosi nella neve. Dopo le risate, il sarcasmo, il buffo, il respiro felice si placa, e l’autore ci consegna la poesia. Quella di Eugenio Montale (Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale…) e la sua, che ci lascia con un’immagine di sguardo lontano, e lieve, con parole ora sussurrate, che dopo aver detto tutto suggeriscono ogni altra, commovente, possibilità.

 

Buon San Valentino! (E che il libro sia Galeotto)

 

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