Dietro le Quarte

Umberto Veronesi nel ricordo

Umberto Veronesi nel ricordo
novembre 15
17:13 2016

La semplice verità è questa: bisogna amare la gente per fare il medico

Andate avanti, perché il mondo ha bisogno di scienza e di ragione

Così parlava Umberto Veronesi, così lo ricorda il prof. Giorgio Macellari, coautore, con il maestro, del  “Manuale di etica per il giovane medico” e protagonista della toccante videointervista che abbiamo avuto il piacere di realizzare lo scorso giugno.

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Con il suo consenso, riportiamo le parole che Macellari ha dedicato al Professore subito dopo il giorno dei funerali, in un dialogo privato:

“Debbo confessarti che sin dai primissimi incontri (lontano 1979) avevo riconosciuto in lui ciò che avrei voluto essere (ben sapendo che sarebbe stato impossibile): ma avere avuto un modello così alto mi ha aiutato a migliorarmi di almeno un poco. Uomini della sua statura sono preziosi per l’umanità, perché la illuminano con un’energia spirituale che genera conoscenza, tolleranza, simpatia e progresso.

Venerdì, al funerale, ho (abbiamo, eravamo in tanti) assistito a una cerimonia di altissima intensità emotiva e intellettuale, il pensiero di Veronesi aleggiava su di noi insieme al suo sorriso pacato e al suo sguardo visionario. Ci lascia con un patrimonio intellettuale e spirituale immenso.

Ci ha insegnato a essere tranquilli, determinati, compassionevoli, dubbiosi, curiosi e trasgressivi.

Ci ha aiutati a cambiare in meglio, indicandoci una strada.

Ci ha insegnato che la vita è senza senso, ma che proprio per questo abbiamo il dovere di darle noi un significato.

Ci ha fatto innamorare della scienza, mostrandoci la sua importanza per la condizione umana.

Ci ha insegnato che gli scienziati devono essere umili, ma che la scienza non può esserlo.

Ci ha insegnato che è sempre possibile risollevarsi quando si cade.

Ci ha insegnato ad accogliere la morte come un evento naturale.

Ci ha insegnato che il corpo scompare, ma che il pensiero gli sopravvive.

Ci ha insegnato come si muore.

Si dice che il buon Maestro costruisce allievi migliori di lui: nel caso di Veronesi questo è impossibile, bisogna aspettare che ne nasca un altro”.

 

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